domenica 16 marzo 2014

PERCHE’ LA SINISTRA: CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO (CHE CONTINUA). MARZO 1994, VENT’ANNI FA: LA PRIMA VOLTA DEL MAGGIORITARIO E DI BERLUSCONI di Franco Astengo

PERCHE’ LA SINISTRA: CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO (CHE CONTINUA). MARZO 1994, VENT’ANNI FA: LA PRIMA VOLTA DEL MAGGIORITARIO E DI BERLUSCONI di Franco Astengo

4 commenti:

  1. Caro Astengo, condivido il tuo giudizio sul bilancio catastrofico
    dell'introduzione del sistema maggioritario.

    Si è trattato di un tentativo di imporre forzosamente il bipartitismo
    (pudicamente definito bipolarismo) sulla base di astratte elucubrazioni
    politologiche, senza tenere conto della realtà storica, culturale e
    sociologica dell'Italia. E senza tenere conto neppure della realtà europea,
    visto che nell'Europa continentale il bipartitismo non è mai esistito (e da
    qualche anno è tramontato anche nell'unica nazione in cui esisteva, il Regno
    Unito).

    Oltretutto, i mali che con quella terapia da apprendisti stregoni si
    affermava di voler curare - l'assenza di alternanza e la connessa
    occupazione partitocratica dello Stato, la durata brevissima dei governi e
    la connessa irresponsabilità degli stessi - erano originati da fattori
    politici, non dalle regole elettorali-istituzionali. La presenza del più
    grande partito comunista di occidente, in un quadro di divisione del mondo
    tra USA e URSS, aveva dato luogo ad un sistema bloccato, che non potendo
    permettersi alternanze fisiologiche tra forze di governo e forze di
    opposizione, si sfogava con continue risse e crisi di governo. La caduta
    del Muro e la fine della guerra fredda avrebbero portato comunque allo
    sblocco del sistema, senza alcun bisogno di distruggere i partiti ed in fin
    dei conti la politica ...

    Non concordo, invece, sulla ricostruzione della vicenda del governo Craxi
    (1983 - 1987), che pur con tutti i suoi limiti fu l'ultimo tentativo di
    riaffermare in Italia il primato della politica. Ed è proprio questo che i
    vari Segni, Scalfari, De Benedetti ecc. non gli hanno mai perdonato, avendo
    capito lucidamente che la demonizzazione di Craxi e la distruzione del Psi
    avrebbero fatto franare tutta la democrazia dei partiti aprendo praterie
    illimitate ai poteri forti.

    E' storicamente falso che Craxi si sia "allineato al meccanismo
    iper-liberista che in quel momento stava assumendo l'egemonia a livello
    internazionale in coincidenza con la presidenza Reagan negli USA e quella
    Thatcher in Gran Bretagna"; è falso che Craxi abbia dato impulso alla
    dismissione dell'industria pubblica (è stato sempre accusato del contrario
    !) e così è anche falso che vi sia stato con Craxi un attacco ai diritti dei
    lavoratori (tesi smentita da tutti i leaders sindacali di allora, non solo
    Carniti e Benvenuto, ma anche Lama).

    Sulla crescita del debito pubblico, che è un trend di un lungo arco di
    tempo e non specifico del governo Craxi, mi pare ti sfugga che
    consociativismo e corruzione costituivano una spirale indivisibile, essendo
    il primo la condizione imprescindibile per il dilagare dell'altra.

    Quel che più stupisce del tuo pezzo, caro Astengo, è che tu non ti renda
    conto che adeguandoti supinamente alla vulgata su Craxi finisci per subire
    anche tu l'egemonia pseudo-culturale degli stessi apprendisti stregoni che
    stai giustamente combattendo.

    Un cordiale saluto.



    Luciano Belli Paci




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  2. Caro Luciano,
    sempre sintetico ma esaustivo.
    Io, da sempre, penso tutto il male possibile di Craxi ma non sono disposto ad attribuirgli responsabilità che non ha.
    Il motivo è semplice, almeno per me, come diceva Orwell " chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il
    presente controlla il passato"; riscrivere il passato, soprattutto quando basterebbe dare un'occhiata distratta ai dati ISTAT dell'epoca,
    è una grande tentazione per chi ha molto da perdere nel presente.
    Diceva Marco Travaglio in uno dei soliti Talk-show -"la corruzione di 'mani pulite' era valutata 4 miliardi di euro, adesso la Corte dei conti la valuta
    65 miliardi"- l'affermazione di Travaglio non è mai stata ripresa e si capisce perchè: conseguenza logica dell'affermazione sarebbe, che molti
    riscrittori del passato possano avere molto da nascondere e proteggere. Come diceva 'Batman' Fiorito quando gli contestavano la disinvoltura con la
    quale aveva maneggiato i soldi del finanziamento pubblico della regione Lazio - "come? io sono uno di quelli che ha tirato le monetine a Craxi".
    Se la corruzione è aumentata di (65/4) di sedici volte in vent'anni a partire da una rivoluzione politica causata, secondo i proponenti, dalla corruzione dilagante,
    vuol dire che riscrivere il passato è vitale per continuare il presente.
    Per molti, tranne qualche ladro di polli colto in fallo, la cosiddetta 'seconda repubblica' è stata un vero sballo sia direttamente che indirettamente e
    non credo che le cose cambieranno facilmente, data la loro abilità nel fare fumo; -pardon riscrivere il passato alla ricerca di una conveniente 'testa di turco': Craxi ladro, PSI craxiano, pensionati
    da fame che rubano la pensione ai figli, debito pubblico di cui abbiamo approfittato tutti ma soprattutto i poveri, l'art.18 che protegge chi non ha voglia di lavorare ecc.ecc.-.
    Guardare i numeri e i documenti ufficiali? Perchè?, lo sanno tutti di chi è la colpa!

    Autuori

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  3. Come sempre avviene (unica eccezione la Rete Socialista) sono d'accordo con Luciano Belli Paci. Prescindo dal giudizio fortemente negativo sull'introduzione del maggioritario e sui disastri conseguenti, su cui mi sembra tutti concordiamo, per parlare soltanto di quello su Craxi e la sua politica. E' un argomento che non mi appassiona e che credo dovrebbe essere ormai consegnato agli storici. Ma dal momento che la discussione al riguardo è ancora viva credo che alcuni elementi debbano essere puntualizzati. E' indubbio che Craxi abbia commesso molti gravi errori. Fu eccessivamente autoritario nella gestione del partito da un lato e troppo lassista nei confronti dei cacicchi locali dall'altro. Sottovalutò grandemente il tema dell'etica pubblica. Contribuì ad allontanare dal PSI dirigenti e intellettuali di grande valore, protagonisti della bella stagione autonomista compresa fra la fine degli anni '70 e i primi anni '80. Sbagliò nel non lasciare la Segreteria del partito quando divenne Presidente del Consiglio, come ha detto Rino Formica, e confidò eccessivamente in se stesso, per cui, finita l'esperienza di Capo del Governo, il PSI si ritrovò senza alcuna politica. Infine - forse questo fu l'errore più grave - ripropose dopo il 1987 la formula ormai logora ed esaurita del pentapartito. Tutto questo a mio giudizio è difficilmente contestabile.
    Dire invece che Craxi abbia condiviso il paradigma neo-liberista, sia stato a favore della dismissione dell'industria pubblica e abbia attaccato i diritti dei lavoratori è storicamente falso, come ha affermato Luciano. Anzi, per quanto io sia alieno da ogni concezione complottistica, continuo a pensare che Craxi abbia pagato il fatto di essere l'unico leader politico in grado di opporsi ai cosiddetti poteri forti.
    Infine, sul debito pubblico si dovrebbe parlare di Andreatta e di Ciampi anziché dar retta alle ricostruzioni di Eugenio Scalfari cui si è adeguato Giuliano Amato, personaggio in cui il mix di intelligenza e opportunismo ricorda i Grandi Camaleonti della Rivoluzione Francese, del Direttorio, dell'età napoleonica e della Restaurazione monarchica.
    Maurizio Giancola

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  4. Mi sembra che ci si dimentichi troppo spesso che: fino al 1992 si è votato col proporzionale e la quota massima raggiunta dall'intera sinistra fu 47 / 48 %; seconda questione: l'aver pensato che facendo sostanzialmente dell'intero PSI il capro espiatorio di "tangentopoli" ci si potesse assicurare l'intera "eredità" della sinistra di governo, fu un errore imperdonabile come, del resto, metterci 20 anni a scegliere di esserne l'erede storico ma senza recuperare la sua migliore tradizione politica.

    Saluti.
    Sergio Tremolada (Nuova Società del Gruppo di Volpedo)

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