lunedì 12 agosto 2013

Lorenzo Borla: Il PD e la questione identitaria

Il Pd e la questione identitaria La "questione identitaria" che riguarda il Partito democratico, è ricorrente fin dalla sua nascita. Deriva dal fatto che, come è noto, nel Pd sono confluiti comunisti e cattolici di sinistra. Due storie, due culture, due sistemi di valori. Nell'arco di tempo della sua esistenza (2007/2013), infinite volte, da politici e giornalisti, è stata preconizzata la sua fine. Non è successo. Il Pd non è esploso, imploso, spaccato, frantumato, sgretolato, disintegrato, o anche più semplicemente diviso. E non credo che lo sarà a breve. I giornali battono la grancassa dei contrasti per ragioni di cassetta: battaglie, lotte, scontri, spaccature, aumentano la readership. I politici che fanno gli uccelli del malaugurio (specie a sinistra) sono quelli della concorrenza, che sperano (invano) nelle divisioni del Pd a proprio vantaggio. La questione identitaria secondo me non si pone in quanto, contrariamente a ciò che afferma chi ci vuol male, la conciliazione fra le due tradizioni, è avvenuta. Ovviamente un certo numero di iscritti e di votanti si è allontanato verso Rifondazione, verso Sel, ultimamente verso il M5S o l'astensione, ma il grosso è rimasto; e l'unico partito in Italia con una struttura radicata nel territorio, il Pd, è fin qui sopravvissuto ed è probabile che resterà indiviso. A proposito di territorio, cosa ne pensano gli iscritti? Per esempio, cosa ne pensano gli iscritti di San Giuliano Milanese? San Giuliano Milanese è una città di 37.000 abitanti alla periferia di Milano. Fin dal 1946 è stata governata dalla sinistra, ovvero dai Pci/Pds/Ds, da soli, o con alleati. Nel 2007 io ho partecipato a San Giuliano alla fondazione del Partito democratico. Da allora sono passati sei anni. Il Pd ha sempre riportato il maggior numero di voti in tutte le elezioni avvenute da quella data, come in precedenza il Pci/Pds/Ds. In questo arco di tempo ex comunisti ed ex democristiani hanno convissuto senza forti contrasti. Abbiamo fatto tutte le primarie con un confronto civile sui candidati, ed esiti accettati da tutti. Nessuno ha mai sollevato questioni identitarie. Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo (che cosa mangeremo stasera, che è la domanda più importante per una buona fetta dell'umanità). Se chiedessimo a qualcuno dei militanti che cosa è oggi il Pd, credo risponderebbe che è un partito della sinistra moderata e riformatrice. Con un sacco di cose che non vanno, a cui però resta fedele. Se poi, per "questione identitaria", intendiamo il posizionamento del Pd nell'arco politico, da sinistra a destra, è chiaro che coesistono, nell'alveo del partito, posizioni meno moderate o più moderate, più di sinistra o meno di sinistra. Nelle ultime elezioni per il Comune di San Giuliano (2011), il Pd ha riportato la maggioranza, con Idv e Udc, senza Sel. Nelle primarie di Bersani vs Renzi, abbiamo votato Bersani al 60%, Renzi al 40%, in linea con il risultato nazionale. Se si facessero oggi le stesse primarie, da quello che percepisco, ritengo che il risultato verrebbe capovolto. Questa è la situazione del Partito qui da noi, e non credo che a livello nazionale sia molto diversa. I problemi che stanno a cuore ai militanti, a parte opinioni diverse sulla gestione del nostro Comune - ma non eccessivamente discrepanti - sono i problemi economici, e cioè quelli che investono il novanta per cento della italica popolazione, e cioè la povertà crescente, la diminuzione del potere di acquisto dei propri redditi, le tasse eccessive. Poi vengono le eccessive spese della politica. Poi viene il sistema elettorale, che il vertice del Partito non sembra per niente avere a cuore, che è uno dei motivi per cui è affondato il mite Bersani. E poi, se c'è tempo, magari tutto il resto. Cordialmente, Lorenzo Borla

4 commenti:

  1. Non ne sono così convinto. In molti, nel PD ( Letta per esempio) come nel
    partito di Monti di Casini e nel PdL sono attenti a ciò che succederà a
    Berlusconi. Se Berlusconi esce di scena tutti questi soggetti si muoveranno
    per costituire un nuovo partito di centro moderato, diciamo una specie di
    DC ma con una connotazione più PPE-CDU, ricacciando a destra i Gasparri, le
    Meloni, le Santanchè ecc. Ossia le truppe residue del berlusconismo . Se ciò
    avvenisse, e in molti oggi anche nel governo letta ( Letta, Mauro, Lupi,
    ecc. non a caso ex giovanile DC) si muovono perchè ciò avvenga, il PD si
    troverebbe in mezzo al guado. Una parte tornerebbe nel nuovo partito molto
    simile ad una rinnovata DC , e gli altri dovrebbero decidere cosa fare e
    soprattutto se rientrare nel PSE. Perchè l'orizzonte è tutto qui: quello
    Europeo. L'orizzonte del PPE e del PSE. Orizzonte oramai neppure troppo
    lontano. Del resto non si capisce perchè l'Italia abbia in questi anni
    subito un altro percorso fatto solo di confusioni. Tagliate le ali estreme
    ( rifondazione e An) resistono oggi in Europa due sole culture democratiche
    e entrambe degne di rispetto: quella socialdemocratica ( con un po' più di
    ecologia) e quella cristiano popolare. E qui, anche in Italia in molti
    lavorano per ritornarci.


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  2. caro Alberto, ho l'impressione che tu conosci il pd solo dall'esterno. E' un
    partito profondamente radicato negli enti locali, dove ogni tanto perde il
    sindaco perchè è geneticamente incapace di scegliere dei vincenti, ma non
    perde mai gli assessori ecc. . Un partitino alla ventura per farsi ammettere
    al partito popolare europeo, dove comunque sarebbe insieme a quel che resta
    di Berlusconi , che non sarà poco (nei comuni i berluscones sono quelli che
    urlano contro le tasse e la burocrazia locale, il PD in tutte le sue
    componenti è il partito delle tasse e degli impiegati comunali e statali).
    Nessuno perde il ruolo locale per correre dietro a fanfaluche di
    schieramenti internazionali, quelle son cose che fanno gli ultra puristi di
    sinistra, da un'indignata scissione a un' altra, con eletti velocemente
    tendenti a zero ma con tante bandiere rosse e proclami tanto ultimativi
    quanto generici. Tanto per darti un'idea a Torino (con a Sala Consilina) i
    "moderati" di Portas, sommatoria di fuorusciti da PDL e Di Pietro e vari
    hanno il doppio dei voti e dei consiglieri comunali(erano anche loro in
    coalizione con Fassino, ed è la seconda volta che si presentano, e il pd fa
    ben attenzione a mandarne qualcuno in parlamento come indipendente nella sua
    lista) dei tonitruanti e divisi sellini.

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  3. Ci sono in Europa 2 poli principali costituiti intorno al PPE e al PSE, ma
    nessuno dei loro membri nazionali appare in grado di conquistare la maggioranza
    nl proprio paese da solo. S prospettano sempre coalizioni a guida dell'uno o
    dell'altro. La scelta PSE in Italia non è rinviabile, ma nello stesso tempo si
    deve aprire cosa significa una politica di sinistra. Il potere di acquisto
    delle classi popolari è in diminuzione da 20 a 10 anni a questa parte secondo
    i paesi. La forbice tra la frazione più ricca e quella più povera si allarga.
    Il welfare è sotto accusa e in genere le conquiste politiche e sociali non solo
    degli ultimi 70 anni, ma l'idea stessa di legislazione sociale, tratto
    distintivo del modello sociale europeo, mettere questo al centro di una nuova
    politica è il primo passo da compiere. Siano ancora alla fase di
    identificazione dei problemi prioritari, counque indispensabile per parlare di
    tentativi di soluzione. Il tutto aggravato dal riscaldamento globale e dalla
    compatibilità ambientale. Mantenere il quadro democratic e in questo quadro
    conquistare il consenso maggioritario della popolazione appare come la
    quadratura del cerchio. Non è solo questione di numeri, a anche di culture
    politiche, quello che impedisce che partiti socialisti in Europa non si
    rinchiudano in un recinto identitario.. Resto dell'idea di Edgar Morin che
    bisogna lavorare sui filoni ideali originari della sinistra
    socialista, comunista e libertario con l'aggiunta dell'ambientalismo.

    Felice Besostri

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  4. Caro Claudio, io mi sono iscritto al PCI nel lontano 1970 e li sono rimasto,
    sempre convinto e sempre battendomi per la sua trasformazione in un partito
    della tradizione del socialismo europeo ( non mi si poteva certo chiedere di
    stare con il Psi di Craxi, anche se avevo è ho molti cari amici in quel
    partito), sino alla nascita del PD. Uscendo allora con Mussi nel progetto
    di "Sinistra Democratica per il socialismo europeo" e poi partecipando a
    costruire SEL di cui sono stato coordinatore provinciale dalla nascita a
    pochi mesi fa, dimettendomi per dare spazio ai giovani.
    Conosco quindi molto bene il percorso di nascita del PD per i tanti
    dibattiti tenuti nella fase del congresso che ha decretato la nascita del PD
    e la nostra sconfitta ( per inciso io mi sono in quella fase ed oggi,
    trovato scavalcato a destra dai tanti compagni che " di sinistra" mi
    reputavano di destra perché amendoliano).
    Il PD continua ad avere due anime e una di questa ( quella ex
    democristiana ) è presente e non in posizione minoritaria pure nel PdL .
    Letta, Alfano, Mauro, Lupi Formigoni ecc. vengono dalla stessa radice e
    cultura cattolico popolare. Ciò che io ipotizzo come opzione in campo
    possibile, la riunione della diaspora ex popolare con il PPE che fa da
    levatrice, non è fantascienza. E' una delle opzioni oggi in campo se si
    eclissa definitivamente Berlusconi. Perchè o il PD diventa sempre più
    culturalmente cristiano-popolare ( già non ha aderito al PSE) o la lotta
    interna si farà dura. Il siluramento di Bersani e Prodi ne sono i segnali.
    E il PPE che ha mal digerito Berlusconi si sta da tempo, con la Merkel,
    muovendo per favorire l'uscita di Berlusconi e la nascita anche in Italia di
    una credibile forza cristiano popolare. Ci ha tentato con Monti e Casini, ma
    Berlusconi era ancora troppo forte per farsi scippare parte del partito e
    relegato ai margini. Ci riproveranno oggi a far rinascere un nuovo partito
    centrista popolare.

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