giovedì 8 novembre 2012

Felice Besostri: Il vero e il falso sulla legge elettorale

IL VERO E IL FALSO SULLA LEGGE ELETTORALE Una maggioranza trasversale di PdL, Lega Nord, UdC, FLI e Api ha fissato al 42,5% la soglia per aver diritto al premio di maggioranza del 12,5%. Scandalo! Chiaramente questa maggioranza vuole impedire che la coalizione PD-PSI. Sel (nel frattempo allargata a pezzi della FdS) vinca , in carrozza , le prossime elezioni: Bersani l’ha capito subito e ha denunciato le manovre. Manovre, perché sono più d’una. I terzi polisti devono rendersi indispensabili per il futuro governo. L’ex maggioranza, invece, vuole impedire che si formi una maggioranza stabile e rientrare in gioco, forse in un governo di unità nazionale. Ci sono poi i nostalgici anticipati di un Monti bis, sparsi un po’ dovunque. Perché prendersela con la spuria maggioranza e meno con il proponente dell’emendamento Rutelli, uno dei fondatori del PD?. Gli scrupoli del relatore Malan gli fanno onore, se sono confessione un po’ ipocrita e tardiva, di aver approvato il porcellum nel 2007 e nel 2009, ma d’accordo con PD e IdV, una scandalosa legge elettorale europea, con lo scopo dichiarato di impedire che rientrassero in gioco le forze politiche escluse nel 2008 dal Parlamento nazionale. La Corte Costituzionale è invocata ad ogni piè sospinto: è lei che impone di fissare una soglia. Su questo tutti d’accordo. Nessuno, però, che spieghi perché dopo che la Corte Costituzionale aveva lanciato il suo monito nel febbraio 2008( sentenze n. 15 e 16) nessuno abbia preso un’iniziativa, anzi sono stato lasciati soli quei cittadini elettori, che hanno cercato di dare concretezza all’avvertenza della Corte impugnando il decreto di convocazione dei comizi elettorali delle politiche 2008. Peccato! Ci saremmo risparmiati 3 anni e mezzo di Berlusconi. Anzi nel 2009 all’unanimità le Giunte delle elezioni del Senato e della Camera respinsero il ricorso del signor Ragusa, che pretendeva si desse attuazione agli auspici della Corte Costituzionale. Solo il Presidente Napolitano lanciava avvertimenti sulla necessità di cambiare la legge elettorale, ma intanto giudici amministrativi e ordinari se ne sbattevano e si rifiutavano di rimettere la legge alla Corte Costituzionale: non soltanto la politica, come fa comodo far credere: se la prendeva comoda, siamo appena in Cassazione. E che dire del Governo dei tecnici che non modificava di una virgola la linea del Governo Berlusconi di difesa ad oltranza della costituzionalità del porcellum? Tanto si può sempre contare sul silenzio dei mezzi di comunicazione, ad eccezione, in quattro anni, del Riformista e di Mondo Operaio. Non si può attaccare il Senato perché non trova un accordo unanime sulla soglia o la fissa troppo alta. Nessuno vuole, si spera, fissarla al 25%della fascistissima legge Acerbo o al 50%+1 della legge truffa di centrista memoria. Ma se era una truffa il 50%, ogni percentuale inferiore cos’è?. Maggiore coerenza. Se si vuol sapere subito dopo lo spoglio chi governerà un paese, l’abbiamo visto tutti in TV il 6 novembre scorso: si adotta ina forma di governo presidenziale come gli USA In Italia è un tabù, specialmente sinistra. Non basta neppure un semipresidenziale alla francese, perché Hollande una volta eletto, ha dovuto vincere le legislative, aspettando un secondo turno. Non si può dare la maggioranza, pardon il coraggio, a che non ce l’ha: lo sapeva persino Don Abbondio. Eppure la soluzione è semplice, basta convincere la metà di quelli che hanno deciso di non votare sulla bontà della propria proposta politica e programmatica per uscire dalla crisi economica, politica e morale, nella quale ci dibattiamo. Felice Besostri

5 commenti:

  1. Bisogna anche dire che non mi piace il tono sdegnato con cui Bersani dice "non vogliono lasciarci governare": se prendi solo il 30% mi sembra quanto meno discutibile che tu abbia questo diritto. O forse sei "più eguale degli altri"? Insomma, è chiaro che il porcellum conviene al PD. Che lo ha inventato per primo, per garantire nei suoi congressi finti il mantenimento dell'oligarchia iniziale. Curioso che uno dei maggiori beneficati, Rutelli, severo e attento amministratore dei beni affidatigli, un minuto dopo che gli hanno riaperto le porte, si schiera con UDC e..: ciascuno ha gli amici che si merita?

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  2. Nemmeno a me sono piaciute le dichiarazioni di Bersani e della Finocchiaro. Quest'ultima, se ho capito bene perché la frase era molto contorta, ha affermato che il 42,5% è una sciagura mentre il 40 andrebbe bene. Siamo veramente alla farsa, ma questo succede quando, anziché ragionare con idee chiare derivanti da una solida cultura democratica, ci si adatta a una trattativa da suk. E nessuno parli di realismo politico, perché questo atteggiamento è la caricatura di un'autentica realpolitik. Ma i limiti di Anna Finocchiaro sono noti, mentre Bersani questa volta mi ha fortemente deluso. Il problema vero resta la confusione culturale di certa sinistra senza aggettivi, che anziché ridefinire rigorosamente la propria identità politica preferisce una governabilità purchessia supportata da tecnicismi elettorali, come il premio di maggioranza, giustamente sconosciuti nelle grandi democrazie. Questa sarebbe la battaglia da fare, peccato che non lo si capisca.

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  3. Care compagne e cari compagni, siamo di fronte ad un forte deficit di cultura politica, un deficit che attraversa il complesso dei più o meno protagonisti del sistema politico italiano e che arriva da distante. Un processo che ha accompagnato quello di trasformazione della natura dei partiti ed il loro rapporto con i mezzi di comunicazione di massa e la società. Pensiamo soltanto alla sostanza con la quale è stata introdotta la "personalizzazione della politica", esaltati i meccanismi della governabilità in luogo della rappresentanza fino all'adozione acritica e del tutto disorganizzata, anche dal punto di vista dei principi fondativi, delle primarie. Non parliamo, poi, dei sistemi elettorali dove, proprio per l'impegno di illustri politologi a servizio di una ipotesi piuttosto che di un'altra, abbiamo violato due principi sacri: il sistema elettorale deve essere, appunto, di carattere "sistemico" e non occasionale e deve essere rispettata l'antica distinzione teorica tra maggioritario e proporzionale: il maggioritario si occupa, appunto, della maggioranza e si disinteressa delle minoranze e il proporzionale invece cura la rappresentatività politica. Insomma: bisogna decidere cosa fare da grandi. Stupisce che esponenti provenienti dal PCI incorrano in tali spropositi, c'è da dire però, che per esperienza personale, nell'ultima fase le Frattocchie non erano proprio più quelle di una volta, a non certo per l'apertura a correnti e sensibilità "diverse". Un caro saluto Franco Astengo

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  4. La presa di posizione sdegnata di Bersani e la denuncia del "golpe" che ora
    arriva da Grillo sono figlie della pessima informazione che il Pd ed i media
    amici hanno fatto in tutti questi anni sul porcellum.

    Hanno continuato a dire che il massimo orrore era quello del "parlamento dei
    nominati", mentre sotto quell'aspetto il porcellum non faceva altro che
    portare a compimento un processo che già col mattarellum era arrivato appena
    un gradino sotto. Col mattarellum, infatti, il 25 % dei seggi era già
    assegnato su liste bloccate (quota proporzionale) ed il 75 % era assegnato
    su collegi uninominali nei quali tutte le candidature erano frutto di
    designazioni concordate col bilancino tra le segreterie di partito (e, come
    ricorda sempre Besostri, non si può essere eletti se non si viene
    candidati). Non solo, ma di quei collegi uninominali circa l'80 % aveva un
    risultato scontato e solo il 20 % era incerto. Non solo, ma l'incertezza
    determinata da quel 20 % era ulteriormente sterilizzata grazie alle
    candidature plurime, in più collegi e/o in più listini bloccati. Morale
    della favola: gli elettori col mattarellum avevano l'illusione di scegliersi
    gli eletti; con il porcellum è stata tolta anche l'illusione.

    Il vero orrore del porcellum era invece proprio il premio di maggioranza,
    che in quella forma non esiste in nessuna delle grandi democrazie.

    Un premio di maggioranza assegnato senza alcuna soglia minima, per cui in
    una competizione non più bipolare (nel 2013 sarà come minimo quadripolare,
    forse pentapolare ...) anche con percentuali modeste la più grossa delle
    minoranze si vede aggiudicato il 55 % dei seggi alla Camera e, se ben
    distribuita nelle Regioni, anche al Senato.

    Un premio di maggioranza che, concepito come ennesimo tentativo di fare
    surrettiziamente la riforma istituzionale attraverso modifiche delle leggi
    elettorali (con tanto di indicazione del leader sulla scheda, a simulare
    un'elezione diretta del premier ...), comporta effetti eversivi, mettendo
    nelle mani della maggiore delle minoranze perfino il numero dei grandi
    elettori necessario per eleggere il Presidente della Repubblica e, con esso,
    alterare tutto il sistema di garanzie (promulgazione delle leggi,
    autorizzazione dei decreti legge, Corte Costituzionale, CSM).

    Eppure nessuno in tutti questi anni ha detto la verità al popolo: a
    Costituzione invariata un sistema simile può far saltare il banco; basta che
    l'elezione del presidente della repubblica cada all'indomani delle elezioni
    politiche e chi vince queste, in un colpo solo, può prendersi tutto.

    Ed eccoci arrivati al dunque, allo scenario che si prepara per il 2013.

    L'anno prossimo nessuna delle coalizioni arriverà al 40 % dei voti, anzi è
    probabile che la prima classificata sarà più vicina al 30 % che al 40 %.

    E' mai possibile che in un Paese democratico on il 30-35 % dei voti si
    possano prendere in un colpo solo Camera, Senato, Governo, Presidente della
    Repubblica, Corte Costituzionale ?

    Da Grillo non ci aspettiamo niente. Da Bersani, da Vendola, almeno da
    Nencini sarebbe invece lecito aspettarsi che dicano: "Siete una manica di
    imbroglioni perché prima avete imposto una legge scellerata ed oggi volete
    cambiare le regole in corsa al solo scopo di non farci vincere. Però noi
    siamo autentici democratici e quindi non solo siamo d'accordo sul fatto che
    si metta una soglia minima per il conseguimento del premio di maggioranza,
    ma chiediamo che tale premio venga del tutto abolito, passando ad uno dei
    sistemi collaudati delle grandi democrazie europee. E chiediamo anche che
    mai più si manipolino le leggi elettorali per alterare l'assetto
    istituzionale, che deve invece essere cambiato a viso aperto introducendo le
    riforme costituzionali nelle forme previste ed assicurando l'indispensabile
    equilibrio tra principio di maggioranza ed organi di garanzia".

    Sono statisti o politicanti ?



    Luciano Belli Paci


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  5. Sono pienamente d'accordo con Franco Astengo e Luciano Belli Paci oltre che, naturalmente, con Felice Besostri. Certo stupisce che compagni che provengono dalla tradizione del PCI, con cui ho sempre polemizzato ma per ben altri motivi, si abbandonino a ragionamenti, se tali sono, di questo tipo. Una spia impietosa sugli sbandamenti culturali della sinistra negli ultimi 18-20 anni, su cui non aggiungo altre considerazioni, tanto ben le conosciamo. Luciano ha colto un punto importante: la fuorviante polemica sull'abolizione del voto di preferenza anziché sul monstrum rappresentato dal premio di maggioranza. Nemmeno a me piace il parlamento dei nominati, ma se guardiamo all'Europa ci accorgiamo che il voto di preferenza è pressoché inesistente: o collegi uninominali con candidati designati dai partiti o liste bloccate o sistemi misti come in Germania. E senza le degenerazioni tipiche del nostro Paese. Perché? Ce lo ha spiegato Felice qualche tempo fa: perché ben diverso e altrimenti regolato e partecipato è il meccanismo di selezione delle candidature. Un discorso quindi non affidato a leggi dello stato, ma del tutto interno alla vita e al modo di essere dei partiti. Se riflettiamo su questi aspetti ci accorgiamo di quanta strada dobbiamo percorrere, ammesso e non concesso che sia ancora percorribile.

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