mercoledì 4 gennaio 2012

Gennaro Migliore: L’Europa politica e la sinistra | Sinistra Ecologia Libertà

L’Europa politica e la sinistra | Sinistra Ecologia Libertà

20 commenti:

  1. Avevo già letto l'intervento di Migliore e, stamattina, la mail di
    commento inviata da Luciano al forum "politiche internazionali" della
    federazione milanese di SEL.

    Che sul sito di SEL sia scoppiata la polemica era prevedibile: vi sono
    però intervenuti - a parte alcuni dirigenti locali di SEL - anche
    iscritti a Rifondazione Comunista, che rivendicano - in linea con loro
    le tesi congressuali - uno splendido isolamento, in attesa del tempo in
    cui arriverà la fantomatica "fuoriuscita dal capitalismo". Che nel 2000
    si discuta ancora di certe assurdità è uno dei motivi per cui la
    sinistra o perde o, quando vince, come Annibale, non riesce a sfruttare
    la vittoria. Varrebbe la pena di citare Pietro Nenni, che rimpiangeva
    di aver rinunciato a portare a casa piccoli risultati, che però
    avrebbero cambiato la vita di molti, in nome della battaglia per
    risultati più grandi, che però spesso veniva perduta.

    Intanto che le anime belle aspettano in Europa e in Italia imperversano
    indisturbati i più agguerriti tecnocrati, espressione di un
    establishment politico ed economico-finanziario per cui parole come
    giustizia o libertà sono lussi o bestemmie...

    Per fortuna - e come era inevitabile - i ragionamenti di chi cerca di
    contrastare razionalmente, e non in nome di attese messianiche, le tesi
    di Migliore sono, in generale, debolissimi. Risibile l'idea che SEL si
    possa fare "lievito" di un processo di ricomposizione su basi nuove
    della sinistra europea. Pare la versione "di sinistra" degli sproloqui
    veltronian-prodiani sull'immaginifico "Ulivo Mondiale"...

    Vedremo se un sano realismo risulterà vincente oppure no. Personalmente,
    credo di avere motivi validi per ritenere di si, ma questa battaglia è
    importante, e merita di essere condotta evitando le facilonerie, le
    trombonerie e i garbugli cui ci ha abituato la classe dirigente della
    sinistra italiana...

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  2. Precisiamo un dato: le posizioni complessive di SeL sono sicuramente più vicine a
    quelle della corrente "veltroniana" del PD, che non a quelle che nello stesso
    partito possono essere assimilate ad una linea di sinistra europea. Grazie per
    l'attenzione Franco Astengo

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  3. Interessante lettura della situazione esistente specie riguardo "il rinculo
    sovranista".
    Ora non si comprende se il PSE, dopo il tentativo di "PDesizzarsi" per
    camuffare le grane italiche del PD, dovrebbe "Vendolizzarsi" per coprire le
    grane (ancor più grosse) di Vendola.
    Mah!

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  4. lasciamo perdere i mantra dei testimoni di Geova della sinistra confusa. Quel che
    dice Migliore è interessante, ma è straziante che nel 2012 quando uno con una storia
    di sinistra dice che bisogna far politica a livello europeo dobbiamo esultare come
    se fosse nato il messia. Tra l'altro, non parla neanche dell'enorme arretratezza del
    sindacato italiano, che continua a fare lotte nazionali e appelli al governo quando
    ha a che fare con le multinazionali. La sinistra politica e sindacale non si rende
    conto che i gli studenti e i precari , grazie al progetto Erasmus, sanno molto più
    di loro di quel che succede in Europa.
    Io sto diventando intollerante: non ne posso più di sentire un trombone come Airaudo
    che da due anni imposta una lotta in perdita, senza aver mai approfondito com'è che
    in Germania gli operai dell'auto sono pagati 3 volte rispetto all'Italia, fanno
    molta qualità , poco assenteismo e nonostante i ritmi di lavoro non riempiono le
    cliniche di malattie nervose.
    Ma vi rendete conto che una consistente ala di SeL lo voleva candidare a sindaco?
    roba da chiedere asilo politico...

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  5. Il dato precisiamolo pure, ma non so a quale realtà tu ti riferisca.
    Fotografi una situazione che non è certo quella della federazione di
    Milano, né, per quello che so, del nazionale.

    Non sarà il tuo caso, ma vedo che purtroppo molti di coloro che parlano
    di SEL e la criticano sulla linea o per questioni di "antropologia
    culturale" non la conoscono minimamente...

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  6. SEL è allo stato magmatico, quello che ne verrà fuori è ancora tutto da
    scoprire. Tieni conto che si tratta di una formazione politica nata per
    disperazione dopo il disastro elettorale dell'Arcobaleno nel 2008, che
    non ha rappresentanza parlamentare, che per ora campa quasi solo della
    luce riflessa di un leader nazionale ottimo come comunicatore, e che -
    sempre per disperazione - sta diventando il refugium peccatorum per la
    maggior parte di coloro che la vedono come l'ultima possibilità per
    costruire un soggetto politico della sinistra di governo, saldamente
    ancorato alle tradizioni dei partiti storici (PCI e PSI per primi).
    Su diversi temi qui a Milano stiamo facendo un lavoro che nel complesso
    giudico buono, di altre realtà non saprei dire.
    Vedremo...

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  7. Di veltroniano, in SEL, vedo solo lo stile "letterario" delle narrazioni del
    leader. Forma, non sostanza.
    La sostanza veltroniana è la totale subalternità al pensiero unico ed a
    tutto l'assortimento del lugocomunismo, dalle liberalizzazioni ad usum dei
    poteri forti, al bacio della pantofola vaticana, all'esaltazione del
    bipolarismo/bipartitismo coatto.
    Mi pare che le posizioni di SEL (che io non condivido del tutto, infatti non
    sono iscritto) siano proprio agli antipodi, dunque non comprendo la
    frecciata di Astengo.
    Sarà senz'altro un mio limite.

    Luciano Belli Paci

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  8. Nei 78 commenti, che ora saranno di più si legge di tutto e di più. Per alcuni
    contrari aderire al PSE in Europa è come entrare nel PD in Italia. Non sanno ancora
    che il PD non è nel PSE. Altri pongono come ostacolo l'adesione all'ideologia
    liberista di Blair e di Zapatero o rimproverano a Papandreu di aver accettato i
    diktat europei come se avessero un'alternativa. Non ho mai saputo di compere di
    titoli di stato greci per solidarietà. Mettere vittime e carnefici sullo stesso
    piano non mi sembra di sinistra.Nessuno di questi spiega come si è reagito alla
    politica sbagliata dei socialisti in Spagna e Portogallo: votando più a sinistra?
    No! dando la maggioranza assoluta alla DESTRA. Mi pare che aleggi la stessa
    incoscienza del tempo in cui, col fascismo montante, il nemico principale erano i
    traditori socialdemocratici, perché impedivano la rivoluzione. per fortuna qualcuno
    ha ricordato che tra i più attivi liberisti vi erano i dirigenti di partiti
    socialisti, dell'Europa orientale, che non sono stati formati da esuli
    socialdemocratici, ma che erano comunisti al tempo del Comecon e del Patto di
    Varsavia . Dunque il comunismo non vaccina contro le tentazioni liberiste e
    d'altronde basta pensare a Veltoni e Morando e neppure essere stati più a sinistra
    (Salvati). Nessuno che parla delle alleanze rosso-rosso-verdi in Danimarca, Norvegia
    e Svezia o dell'Islanda ovvero che la Linke ha cominciato a crescere a livello
    nazionale tedesco dopo un robusto innesto socialdemocratico, che era uscito dalla
    SPD in nome della fedeltà a Bad Godesberg. Un programma che allora a sinistra in
    Italia, PSI compreso, era la prova del tradimento ideale della
    socialdemocrazia.Probabilemnte c'è chi si è formato con il Lenin del rinnegato
    Kautsky. se Ps in Francia e SPD in Germania non ci liberano di Sarkozy e Merkel ci
    sarà una sinistra sconfitta anche in Italia.

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  9. La posizione Veltroniana di SEL sta nel fatto che non si vede per ora
    alcun segno di costruzione di un partito vero e proprio oltre alla
    leadership di Vendola. Invece Bersani è una chiara inversione di
    tendenza (basta leggere l'Unità ogni giorno) rispetto alla cultura sia
    politica, sia organizzativa, sia economica del nefasto Veltroni.

    Inoltre, rispetto al PSE, il PD ha assunto una posizione
    insopportabilmente "politicista" di desione-non adesione. Ma non c'è
    dubbio alcuno che il riferimento del PD sia il PSE. Dinanzi a qeusto,
    se SEL aderisse al PSE il PD sarebbe gettato in gravi difficoltà (ma
    secondo me molto fertili per tutti). Invece le idee
    tardo-berlingueriane di "ricomposizione della sinistra europea" su
    impulso di SEL poggiano sull'ennesima idea di "fruttuosa anomalia
    italiana".
    Lo ripeto spesso: il nostro compito si socialisti è questo:
    1) chi è in SEL far emergere queste contraddizioni davvero incredibili
    2) Chi è nel PD far vincere la linea di Stefano Fassina (ed è quello
    che ho scelto di fare io)

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  10. Besostri ha sostanzialmente ragione, al di là dei dettagli, su di un punto: se non
    ci si ferma a ragionare tutti assieme sui dati reali della situazione, sulle
    possibile alternative, sulla necessità di ricostruire un tessuto a sinistra sapendo
    che non debbono esserci in quella direzione nemici ( mi riferisco anche ai molti
    stizziti da determinate analisi su SeL considerata ormai "intoccabile", quando si sa
    benissimo che quell'aggregazione potrà essere soltanto un pezzo parziale di una
    necessitò di riaggregazione più vasta) ma soltanto interlocutori per un confronto
    aperto, sull'esigenza che tutte le culture della sinistra, storico e rappresentativa
    delle contraddizioni post-materialiste, partitica e di movimento.
    Se non riusciremo a fare tutto questo in modo non forzatamente ecumenico, ma
    cercando tesi e sintesi possibili, allora avremo davvero perso di nuovo una partita
    possibile.
    Senza borie e senza spocchie, al di fuori dai personalismi. Auspico che la scadenza
    dei 120 anni della formazione del partito dei lavoratori in Italia rappresenti una
    tappa positiva per avviare un cammino possibile.
    Franco Astengo

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  11. caro Borioni, però in questo cavolo di PD ci vuole un minimo di chiarezza:
    l'appello di capodanno di Bersani agli iscritti è una stupidata tipo unità
    nazionale di più di 30 anni fa. Su 14, dico 14, correnti del PD non ce n'è
    neanche una che proponga chiaramente l'adesione al PSE e l'adozione di
    trasparenti sistemi di democrazia interna a tutti i livelli di partito. Che
    non sono le primarie aperte a tutti, ma il voto segreto su liste non
    bloccate tra gli iscritti e i livelli successivi: una cosa che si chiama
    democrazia, ma che nel passaggio ai DS è stata ignorata, dando il massimo
    spazio alle correnti autonominate.

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  12. E' chiaro che alcuni (cioè i "soliti noti" e perdenti della
    "sinistra degli orticelli") sono presi dal travaso di bile al solo pensiero
    che SEL possa veramente aderire al PSE e così "spiazzare/spazzare" via
    tutte
    le contraddizioni dell'ircocervo PD e di PSI e PRC-Fed.
    Ma
    tant'è. Un giorno o l'altro pur dovrà accadere

    Mario Francese

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  13. Direi che il discorso di Paolo sul compito dei socialisti vada
    completato con altri due passaggi:

    3) chi è nel PSI deve fare in modo di riportare quel partito a
    Sinistra e coinvolgerlo in questi processi di ricomposizione della
    Sinistra italiana (oppure andarsene, se si dovesse verificare
    l'assoluta impossibilità di questa svolta).

    4) chi non è in nessuno dei tre partiti (SEL, PD o PSI) ma è
    interessato alla prospettiva di un partito socialista legato al PSE
    deve operare perchè i soggetti che si ritrovano nei punti 1), 2), e 3)
    possano in modo convergente e possibilmente coordinato, in vista di un
    progetto unitario. E' questo in particolare il compito che assegnerei
    al Network, a Volpedo, ai Circoli, alle Fondazioni...

    Un saluto.
    Francesco Somaini

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  14. Insomma, in SeL se uno parla di aderire al pse viene linciato. Nel PD ci sono 14 correnti ma neanche una pensa di far votare dal prossimo congresso l'adesione al PSE. Il PCI si è sciolto ma i suoi aderenti continuano a creare confusione e pensare agli anni dell'unità nazionale: che adesso ritengono ben rappresentata da Monti, come si legge nell'appello di capodanno di Bersani a tutti gli iscritti.
    Ben altro clima si respira a Torino nelle riunioni della "fabbrica di Niki", ma i ragazzi che han creato un bel circolo pieno di iniziative (le "officine corsare") non si sono iscritti a SeL dove continuano a comandare gli ex DS, a fare i loro congressini e fucilare i dissenzienti

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  15. Da come la conosco io e dai rapporti che arrivano al Network dai compagni
    iscritti a SEL sel è fatta a macchie di leopardo, ma di diverso colore. Anche
    il Pd è composito mica male non so se reggerebbero alla prova camalente della
    famosa barzelletta

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  16. Per quanto riguarda SEL a Genova mi pare di poter dire che in linea
    di massima le cose vanno bene.
    Sicuramente a sinistra, sicuramente non oltristi.
    Luigi

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  17. Chi non è iscritto o non è iscritto al PSI ben potrebbe dare corpo alla
    richiesta di adesuione personale e diretta al PSE o quantomeno in una prima
    fase ai PES activist. Se mettesimo in piedi qualche centinai a di richieste
    costringeremmo la presidenza ad occuparsene. Questa nè una richiesta
    dell'appello di Volpedo e della dichiarazione di intenti del NSE. mettere
    insieme 500/1000 richieste non dovrebbe essere impossibile e sarebbe un modo di
    dare un obiettivo concreto a chi in SEL e nel PD vuole far aderire il suo
    partito al PSE

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  18. il fatto che sul sito di SeL si sia sviluppata una discussione forte sul
    tema dell'adesione del partito al Pse è segno che il tema è sentito e
    vissuto. Che vi siano posizioni decisamente favorevoli al Pse è
    incontestabile. Del resto credo che Vendola abbia già deciso il perdorso.
    Anche io credo come Paolo Borioni che se SEL aderisce potrebbe aprire
    benefiche contraddizioni nel PD. Certo permangono delle ambiguità come la
    pretesa (di lontana ascendenza berlingueriana) che la sinistra italiana
    dovrebbe contribuire alla ricomposizioni su nuove basi della sinistra
    europea. Il solitio fantasma del cavolo della III via e dell'Eurocomunismo.
    Per questo ho scritto la nota sul "riscatto della cultura socialista" che in
    realtà è una critica radicale al comunismo italiano, alla sue ambiguità
    profonde mai risolte (neanche dopo l'89), una cririca che mette insieme sia
    i berlingueriani che i miglioristi. Salvo solo la corrente sindacale del
    PCI: Da d Di Vittorio a Bruno Trentin che è stata la più sinceramente vicina
    al socialismo democratico e riformatore. In effetti se noi leggiamo la
    storia degli ultimi vent'anni ci rendiamo conto del fallimento pieno della
    classe dirigente postcomunista, sia berlinguerana che migliorista. Non è
    certo un anticomunismo fuori tempo il mio. Ma è piuttosto la constatazione
    che quelle culture politiche che supportavano il PCI non sono state in grado
    di costruire uan sinistra seria nè moderata nè utopista. Purtroppo la
    cultura del PCI porta appresso doppiezze contraddizioni non risolvibili.
    Questa p anche la ragione per cui vi è una continua caduta nel trasformismo
    politico dei suoi esponenti (D'Alema, Veltroni, Fassino, Bassolino ecc). Per
    questo noi abbiamo bisogno di riscattare la parte più seria della cultura
    socialista del dopoguerra : quella del socialismo riformatore ed autonomista
    di Lombardi, Giolitti, Santi, De Martino e Brodolini. Tenendo conto che
    quello è il filone centrale e più sano della nostra cultura politica. Il
    postcraxismo è invece spazzatura della storia.

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  19. Noi ,cioè i 14 compagi/e usciti dal psi nel 2009 entrati in SEL e che dal primo giorno abbiamo sempre parlato di PSE mai nessuno ci ha linciato,(non tiriamo fuori balle,) anzi adesso anche il segretario provinciale di SEL Livorno è convinto nella scelta europeista del PSE. vedere allegato prego

    http://legadeisocialistilivorno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=532:una-sinistra-europea-piu-audace&catid=19:sel&Itemid=22
    salutoni dai compagni di SEL Livorno,Luciano

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  20. ottima idea, pratica ed efficiente. Facciamo un modulo unico per i
    volpedari, e i circoli provvederanno a diffonderlo: finalmente un'iniziativa
    militante di aggregazione che non sia un convegno.
    Per quanto riguarda Torino proporrei la diffusione in occasione
    dell'inaugurazione della mostra fotografica del Salvemini che accompagnerà
    la pubblicazione dell'archivio del PSI di Torino.

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