martedì 2 aprile 2019

Barca: “Il capitalismo? Va ridiscusso, ora serve radicalità” - micromega-online - micromega

Barca: “Il capitalismo? Va ridiscusso, ora serve radicalità” - micromega-online - micromega

2 commenti:

  1. Questa è la mia risposta a Barca:
    Ho letto con molto interesse sia le 15 proposte, sia l'intervista di su
    MicroMega. Non ho la tua competenza, ovviamente, ma faccio alcune
    osservazioni. La prima è che non sono molto d’accordo con la troppo
    sbrigativa liquidazione del pensiero socialdemocratico. Cito testualmente:
    Ma la crisi che socialdemocrazia incontra alla fine degli anni ‘70 non è
    casuale: quel modello evidenzia i propri limiti in quanto burocratico e
    top-down. L’idea straordinaria di Olof Palme e Willy Brandt di celebrare la
    redistribuzione delle ricchezze e la partecipazione democratica vacilla
    perché l’intervento, a monte, sul come si formasse la ricchezza era stato
    insufficiente. “
    Probabilmente in Italia noi di sinistra (sono stato iscritto al PCI-Pds-Ds
    dal 1970 al suo scioglimento sempre con lo scopo di aiutarlo a trasformarsi
    in un partito “decisamente” socialdemocratico, ma ahimè invano ) ci siamo,
    in troppi, dimenticati li leggere il “manifesto fondativo” di quella
    rivoluzione vera del socialismo litigioso degli anni passati, che è stato il
    manifesto politico uscito dal congresso della SPD del 1959 a Bad Godesberg.
    Forse perché tutte le forze di sinistra allora politicamente e culturalmente
    dominanti in Italia, dal PCI di Togliatti al PSI di Nenni ( si anche il PSI)
    si affrettarono ad affossarlo subito bollandolo di tradimento del grande
    orizzonte del socialismo sovietico, e chiamando traditori e servi i pochi
    che timidamente proponevano di almeno discuterlo. E lo bollarono in senso
    dispregiativo di “riformismo traditore”. Ossia di essere “NON radicale”.
    Guarda te! .

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  2. Forse sarebbe il caso di rileggerlo con cura e critica attenzione, perché
    diceva banalmente: che il socialismo non è una “ideologia” ma una idea della
    società basata sui valori della libertà, giustizia e solidarietà, come
    obblighi reciproci che nascono dal vincolo comune.
    Che Il socialismo democratico, che ha, in Europa, le proprie radici nell’etica
    cristiana, nell’umanesimo e nella filosofia classica. Come dici delle 15
    proposte che, culturalmente riflettono le tre componenti – liberale,
    socialista e cristiano sociale – .
    Che il socialismo si può realizzare solo nella democrazia (!). E che il
    socialismo è un compito ininterrotto .
    Ma dice anche che “ Con il loro potere, ulteriormente rafforzato da cartelli
    e consorzi, gli uomini che dirigono la grande industria/ finanza, esercitano
    un influsso sullo Stato e sulla politica che non è conciliabile con i
    princìpi democratici. Essi usurpano il potere statale. Il potere economico
    si trasforma in potere politico. …. Il contenimento del potere della grande
    industria rappresenta dunque il compito centrale di una politica economica
    liberale.
    Lo Stato e la società non devono diventare preda di potenti gruppi d’interesse.
    La proprietà privata dei mezzi di produzione ha diritto ad essere protetta e
    incentivata, fintanto che essa non ostacola la costruzione di un ordine
    sociale giusto. … Un’ampia pubblicità deve fornire al pubblico la
    possibilità di guardare dentro le strutture del potere economico e di
    verificare il comportamento economico delle imprese, in modo da permettere
    una mobilitazione dell’opinione pubblica contro ogni abuso di potere. Un
    efficace controllo pubblico deve impedire ogni abuso di potere dell’economia.
    La proprietà collettiva è una forma legittima di controllo pubblico, cui
    nessuno Stato moderno può rinunciare. Essa serve al mantenimento della
    libertà di fronte allo strapotere dei grandi gruppi economici. ……. Nella
    grande industria il potere decisionale è caduto per lo più in mano a
    manager, che lo esercitano al servizio di potenze anonime. In questo modo la
    proprietà privata dei mezzi di produzione ha perduto in gran parte il suo
    potere decisionale.

    Il problema centrale di oggi è questo: il potere economico. Laddove non è
    possibile con altri mezzi garantire un ordine sano dei rapporti economici di
    potere, la proprietà collettiva diventa utile e necessaria.”
    Credo possa bastare, ma sarei contento se ne discutesse, perché ciò che
    voglio dire è che non è necessario alla/e sinistra/e ricominciare sempre da
    capo . Ma basterebbe partire dal solo “Manifesto politico”, non ideologico
    ma politico e culturale, che ha saputo dare un contributo fondamentale per
    costruire in Europa, in termini concreti, quel modello sociale di comunità
    che ancora oggi tutti ci invidiano e che, nonostante in tanti abbiano
    cercato di combattere e distruggere (dal comunismo sovietico al neoliberismo
    capitalista) ancora resiste. Ma fino a quando?
    Un fraterno abbraccio

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