sabato 19 aprile 2014

Franco Astengo: Metodo e merito: gli 80 euro del governo Renzi

METODO E MERITO: GLI 80 EURO DEL GOVERNO RENZI di Franco Astengo Sembrano proprio freddini, questa mattina, “IL Sole 24 Ore” e il “Corriere della Sera” nel merito del provvedimento presentato ieri in conferenza stampa da Renzi e genericamente indicato come quello degli “80 euro”. Il vice-direttore del quotidiano confindustriale Fabrizio Forquet sottolinea piuttosto il valore “una tantum” del bonus che sarà immesso in busta paga e che per adesso è valido soltanto per il 2014, oltre a sottolineare l’esclusione dei più poveri e delle partite IVA, giudicando che la vera partita si giocherà sui tagli strutturali all’interno della prossima legge di stabilità che sarà discussa in autunno, mentre l’editorialista politico di punta dello stesso giornale, Stefano Folli, non ha remore nel giudicare l’operazione come una manovra pre elettorale. Il “Corrierone”, dal canto suo, nell’editoriale firmato da Dario Di Vico, mette alla pari – anche nel titolo – il coraggio dimostrato dal Governo e i dubbi che accompagnano l’operazione: un pro e contro che si rileva anche nel catenaccio del titolo principale di prima pagina, laddove si pongono in equilibrio il fatto che non ci sono tagli alla sanità con la necessità imposta alle Regioni – appunto – di tagliare (dove? Se non nella loro voce più importante di spesa) e il raddoppio della tassa sulle banche in relazione all’aumento di capitale della Banca d’Italia. E’ Antonella Baccaro, però, che sottolinea con puntiglio le sei grandi fragilità presenti nella presentazione del decreto (non ancora nel suo testo: per adesso, infatti, ci sono i 10 tweet e le parole d’accompagnamento pronunziate dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell’Economia) ponendo anch’essa il tema della “strutturalità” e del necessario rinvio, nel merito, alla legge di stabilità. Le osservazioni fin qui svolte non derivano, però, dalla volontà di presentare una sorta di rassegna stampa: le esitazioni e i dubbi dei due principali quotidiani che (si sarebbe detto un tempo) fanno capo “ai padroni” hanno origine diversa dal semplice esame del merito del provvedimento, hanno prima di tutto una scaturigine di tipo politico. E’ il metodo attraverso il quale si è arrivati a determinare il merito che è sostanza, che vale assai più del merito stesso. Si è infatti, nell’occasione, stabilito un inedito almeno per la più recente storia d’Italia, quella compresa nella fase della democrazia parlamentare repubblicana. Un inedito che ha sancito la conclusione di una fase di confusa transizione: a cavallo tra il parlamentarismo e l’antiparlamentarismo, la concertazione tra le parti sociali, l’affermazione di un presidenzialismo fortemente personalizzato che aveva rappresentato l’aspirazione non realizzata dal populismo di destra incarnato per vent’anni da Silvio Berlusconi. La “cautela fredda” di Sole 24 Ore e Corriere della Sera si giustificano, allora, proprio su questo punto: il provvedimento dei “mitici 80 euro” (così definiti dallo stesso Renzi, sempre così attento al linguaggio delle tifoserie: tifoserie che rappresentano il suo modello della partecipazione politica, proprio nello stesso modo di Berlusconi e di Grillo) è stato varato completamente al di fuori della mediazione con le cosiddette “parti sociali” di qualsivoglia estrazione. Travolti i sindacati confederali (la cui ragione d’esistenza complessiva, a questo punto, appare in forte dubbio: niente contratti nazionali, niente concertazione, restano i patronati . Proprio il famoso “sindacato dei cittadini” propugnato dalla UIL alla fine degli anni’80) bypassati senza remore le organizzazioni degli industriali, dei commercianti, degli artigiani: saltato di fatto il neo-corporativismo di marca ulivista e il “populismo ecumenico” del centro destra, retaggio dell’antico clientelismo democristiano. Questo appare l’esito più importante di questa tornata. Il governo, fortemente caratterizzato dalla personalizzazione attorno alla figura del suo Presidente ( tra l’altro mai eletto da nessuna parte salvo che nei Consigli Comunali e Provinciali di Firenze) solo davanti, non tanto al Paese, ma alla sfida elettorale, con un pressoché unico contraltare rappresentato dalla opposizione “omologa” del M5S. Da un lato il governo degli “spot” e delle “sortite” e dall’altra l’opposizione indiscriminata del “mandiamoli tutti a casa”. Si misurerà su questo “bipartitismo ancora imperfetto” il prossimo scontro elettorale riguardante le Europee del 25 Maggio? E’ possibile, anzi probabile, con due incognite: la prima riguarda il peso dell’Europa nell’insieme della vicenda. Fino a qualche settimana fa pareva determinante, soprattutto al riguardo della valutazione relativa ai meccanismi dell’austerity imposti da Francoforte e Bruxelles. Adesso, in ispecie se la Commissione accetterà o semplicemente non affronterà la richiesta del governo italiano di rinvio del pareggio di bilancio al 2015, il peso potrebbe apparire minore e ancora una volta le Europee si risolverebbero in un referendum di politica interna: Cristo o Barabba? Renzi o contro Renzi?. Certo sarà che il Presidente del Consiglio , in campagna elettorale, parlerà poco di Europa (forse anche perché sembra non saperne più di tanto) se non in termini retorici, richiamando gli antichi padri democristiani del progetto (De Gasperi, Schumann, Adenauer) ed esaltando la sua capacità di strappare “risultati” anche in quella direzione. La seconda incognita riguarda il possibile risultato del terzo polo rappresentato dalle frantumate truppe di quello che fu l’orgoglioso centro – destra italiano che nel 2008 disponeva di circa diciassette milioni di voti. Anche per lo “zoccolo duro” di Berlusconi, però, i termini della sfida elettorale sono radicalmente cambiati e sarà difficile in questo mese che ci separa dal voto aggiornare il registro, mentre NCD e Fratelli d’Italia appaiono del tutto marginali e la Lega ha cercato riparo all’ombra dell’estrema destra rappresentata – comunque, nonostante qualche timido approccio di marca “finiana” – dal Front National francese. Insomma: la vera funzione della “grande manovra” sugli 80 euro si riduce (o si allarga?) al peso che potrà avere nell’esito elettorale. Niente di meno e niente di più. Il PD rimane spettatore, nonostante il tentativo di ripresa di protagonismo della sinistra interna, e la Lista Tsipras appare del tutto spiazzata rispetto a questo scenario. L’esito delle elezioni europee condizionerà fortemente lo sviluppo della prossima fase della vicenda politica italiana, questo è un dato di fatto che non oscura un’esigenza immediata che, a sinistra, sembra sia sentita da pochi: quella della presenza “politica” di una opposizione anticapitalista, d’alternativa, in grado di coniugare l’indispensabile dimensione “nazionale” con l’aggressione internazionalista alle condizioni materiali imposte dall’acuirsi delle contraddizioni sociali, così come imposto dalla gestione “padronale” del ciclo. Sotto questo aspetto è assente l’idea del “soggetto”, non quello delle “lotte”: ma si tratta di un bel buco teorico, politico organizzativo. Un “buco” che ci pone ancor una volta nell’angolo di una forte difficoltà politica.

5 commenti:

  1. Il PD rimane spettatore, nonostante il tentativo di ripresa di
    protagonismo della sinistra interna, e la Lista Tsipras appare del
    tutto spiazzata rispetto a questo scenario.
    Nessuno vieta che la sinistra del PD si faccia perseverante e che la
    lista Tsipras si mobiliti fortemente.
    Caro compagno, come avrai potuto constatare per tutto il tempo che
    direttamente o indirettamente interloquiamo, il problema soggetto
    politico con relativo collante ideologico" è stato il mio costante
    assillo assieme alla ricostituzione del partito di sinistra..
    Il soggetto politico perseguito con il convegno di Genova nel 2012
    in occasione del 120mo della nascita del Partito dei Lavoratori
    (1892) quando ancora non si immaginava la scissione tra comunisti e
    socialisti.
    Per collante ideologico si può contare tranquillamente sulla
    Costituzione italiana - diventato purtroppo dopo venti anni di leggi
    neoliberiste, resa inoperante in campo economico.
    L'appello fatto in quella occasione di convocare gli stati generali
    della sinistra per avviare il processo di riunificazione di tutta la
    sinistra diversamente declinata oltre la linea mediana del PD è
    tutt'ora valida. Era SEL in cui ho sperato agli inizi della sua
    fondazione che doveva essere il nucleo attrattivo della sinistra
    "diversamente declinata", socialismo compreso, mentre le cose non
    sono andate così. Nonostante che SEL all'ultimo congresso del partito
    abbia scelto di sostenere la lista Tsipras alle europee l'attuale
    pattuglia di deputati e senatori salvano il governo Renzi invece di
    fare opposizione dura in parlamento e il partito dimostrare nelle
    piazze e vivacemente la stessa opposizione al governo del ducetto
    Renzi neoliberista sostenuto da PD-NCD-Forza Italia (tra l'altro
    partiti usati come stuoini per i piedi).
    Che altro resta da fare se non sostenere compatti la lista Tsipras
    alle elezioni europee per cercare di portare In parlamento europeo
    una nutrita pattuglia di anti neoliberisti e cercare poi con questo
    referente europeo di ripartire anche in Italia con la convocazione
    tanto agognata degli Stati Generali della Sinistra.
    Gli attuali comitati territoriali per Tsipras sono a mio modo di
    vedere il primo nucleo di base di questo processo costitutivo, certo
    con molta più determinazione in caso di una buona affermazione alle
    europee.
    Se Schulz troverà nel Parlamento Europeo un forte schieramento a
    sinistra potrà evitare di essere costretto alle grande intese con il
    PPE. E mi pare questo un obiettivo utile anche al PSE per uscire
    dalla morsa neoliberista in cui si è cacciato e riprendere la sua
    vocazione originaria socialdemocratica, alla Olof Palme beninteso, in
    cui la politica orienta e governa l'economia.
    Dobbiamo convincerci che in Italia ci sono solo due possibilità,
    la prima quella di seguire il percorso neoliberista indicato dal
    pifferaio Renzi,
    la seconda quella di ricostituire il moderno partito della sinistra
    che si riconosce nelle radici del Partito dei Lavoratori del 1892,
    ma con la Costituzione italiana, collante ideologico di assoluta
    validità per i prossimi anni.
    Un dialogante saluto.
    Luigi Fasce


    RispondiElimina
  2. Gli interventi di Astengo sono sempre interessanti e spess0 calzanti.
    In questa occasione però non comprendo come si possa, da una parte, indicare l' esigenza di un' alternativa anticapitalista e dall' altro ritenere "spiazzata" la lista Tsipras che rappresenta l' unico tentativo politico in quella direzione per le prossime elezioni europee.
    O si pensa che occorra "ben altro" e intanto si lascia campo a Renzi e a questo PD?

    RispondiElimina
  3. Caro Luigi.
    non per fare il "tifoso", ma solo per amor del vero: da dove dedurresti che
    Sel in parlamento non faccia opposizione e invece salvi il governo Renzi?
    Certe affermazioni gratuite servono solo a rafforzare l' idea, che i mezzi
    d' informazione cercano di far passare, che l' unica opposizione sia il M5S
    con gesti eclatanti e baruffe in aula ma senza reale sostanza.
    Il comportamento dei parlamentari di Sel. con alcuni dei quali ho anche
    avuto modo di parlare, mi pare esser sempre stato quello di una sinistra di
    opposizione e propositiva purtroppo non valorizzata dai media.
    Quanto alla sinistra

    RispondiElimina
  4. Caro Luigi, la vera ed unica desolazione è il PSE che non ha mai risposto alla lettera d'adesione di SEL al PSE perchè ha preferito addirittura di cambiare nome aggiungendo "Democratici" per assicurarsi tra le sue fila un PD al 30% che però è assolutamente di centro destra .Vedasi gli accordi con la Destra sia con il governo Monti e governo di Renzusconi.

    RispondiElimina
  5. Caro compagno,
    questa la fonte e questi i contenuti

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-17/il-parlamento-vota-d
    ef-e-slittamento-pareggio-bilancio-083036.shtml


    Padoan: pareggio bilancio in 2016, mantenuto fino a 2018
    In mattinata il ministro del Tesoro Gian Carlo Padoan è intervenuto
    sia al Senato sia alla Camera per illustrare a senatori e deputati le
    ragioni che hanno spinto l'esecutivo a posticipare il pareggio al
    2016. Il governo ha deciso il rinvio del pareggio di bilancio al 2016
    avvalendosi della legge sugli «eventi eccezionali. «Nonostante i
    segnali di ripresa dell'anno in corso - ha affermato - anche nel 2014
    il gap rimarrà particolarmente negativo, la ripresa economica ancora
    fragile e la situazione del mercato del lavoro rimane ancora
    difficile». Padoan ha spiegato così le ragioni del rinvio del
    pareggio di bilancio. Che, ha chiarito, « sarebbe conseguito nel 2016
    e sarebbe mantenuto fino al 2018». «Le misure correttive per i
    prossimi anni, e il piano di dismissioni - ha aggiunto - assicurano
    già dal prossimo anno il rapido rientro del maggior rapporto
    debito/Pil, conseguente all'ulteriore pagamento dei debiti
    pregressi». A chi, prima dell'intervento in Aula, gli chiedeva se la
    vicenda sulla lettera all'Ue sia stata una tempesta in un bicchier
    d'acqua, il ministro ha replicato: «Mi pare proprio di sì».
    ...
    Gasparri: su rinvio pareggio bilancio cambiata maggioranza
    «Al Senato abbiamo assistito a un cambio di maggioranza. Senza il
    supporto dei senatori di Sel e di qualche altro contributo
    estemporaneo, il governo Renzi non avrebbe raggiunto la prescritta
    maggioranza assoluta per lo slittamento del pareggio di bilancio»,
    afferma Maurizio Gasparri (FI). «La maggioranza al Senato c'era
    perchè ci sono stati 163 voti a favore del Def, in aggiunta a questi
    hanno votato anche sette senatori dell'opposizione, Calderoli, tre di
    Sel e tre ex M5S». Lo ha spiegato il capogruppo Ncd al Senato,
    Maurizio Sacconi.>

    COMMENTO
    Ora naturalmente mi vorrai sostenere che si tratta di voto
    responsabile ... ma questo voto consente a Renzi di continuare
    imperterrito la sua opera distruttiva neoliberista ammantata di
    riforme di sinistra ... invece di tagliare ... la cancrena del
    governo Renzi delle larghe intese si lascia sviluppare la piaga
    purulenta ... siamo d'accordo solo nel sostenere la Lista Tsipras ...
    e questo ci unisce, ma sulla valutazione dell'ultima fase di SEL
    anche dopo il congresso vediamo la realtà con due lenti diverse ...
    spero solo che ci sia un buon piazzamento della lista Tsipras ...
    auspico che il nostro benefattore Besostri faccia cancellare lo
    sbarramento al 4% ...laicamente ... prego.
    Come è difficile dialogare.
    Luigi Fasce

    RispondiElimina