mercoledì 5 marzo 2014

mondiepolitiche: La Guerra, L'Economia, I Mercati: I Limiti Del Principe

mondiepolitiche: La Guerra, L'Economia, I Mercati: I Limiti Del Principe

36 commenti:

  1. Questo pensiero del compagno Mariotti mi lascia un po' stralunato ...
    meglio il potere dei mercati che quello del potere politico ? Certo
    il potere politico al governo può decidere la guerra cruenta ... il
    potere economico la cronica cancrena purulenta ... e questo sarebbe
    il nostro destino ?
    Magari ho capito male non mi sembra che in passato il compagno
    Mariotti fosse così dissonante dal mio pensiero sulla democrazia.
    Un fraterno dialogante saluto socialista di sinistra.
    Luigi Fasce

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  2. Caro Luigi,


    tento di spiegarmi, non so se ci riesco, anche perché ho molte contraddizioni e me ne rendo conto. Semplifico molto il ragionamento, usando categorie molto generali, per cui mi scuso se "banalizzo"...


    Capisco che fra "compagni" (anche se sinceramente temo di essere di un "rosso un po' pallido"...) possa scandalizzare parlare di positività della "non superiorità" del politico sull'economico; però credo da un lato che dovremmo adattarci, perché questo di fatto, se guardiamo alle cose stesse, e non alle illusioni, è il paesaggio con il quale ci confrontiamo; dall'altro penso effettivamente che questo "limite" posto al "politico" possa essere positivo perché è appunto anche un limite alla distruttività che ogni potere porta con sé.


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  3. E il politico, soprattutto se si incarna nel momento statuale, porta con sé (almeno in potenza) la massima distruttività possibile, nella guerra all'esterno; e all'"interno" anche nella coercizione personale del potere di polizia, che grazie a Dio abbiamo imparato a limitare (spero...)


    Per me il primato della politica, per riprendere anche il dialogo con Ferrari a proposito di un altro post che ho scritto e condiviso qui, non è rappresentato dallo stato sociale (che è un aspetto del "compromesso" con il mercato, da un certo punto di vista), ma è rappresentato dagli orrori del XX secolo del fascismo e del nazismo. E in modo diverso - molto diverso, non amo i facili parallelismi - del comunismo. "Volontarismi poltici" portati all'estremo, politica che voleva "rifare" la società, e finiva per voler "rifare" (e distruggere, quindi) gli uomini e le donne...


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  4. Certo, avete ragione da vendere, quando additate come conquiste bellissime le varie riforme che hanno segnato la crescita dello stato sociale.
    Ma queste sono conquiste segnate appunto da un "compromesso" fra il politico e l'economico che - ripeto cose già dette - sono state per lo meno facilitate - per quel che riguarda l'Europa - da due fattori strettamente congiunti:

    1. la divisione del mondo in blocchi e la conseguente "concorrenza" del modello sovietico, che ha costretto i sistemi europei occidentali a sviluppare lo stato sociale anche come "antivirus contro il comunismo"
    2. la delega agli Stati Uniti in campo militare, che ha relativizzato l'impegno bellico dell'Europa (eccezion fatta forse per Francia e Uk), anche in termini di investimenti fianziari e similari.


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  5. Queste caratteristiche vengono a mancare dopo il crollo del Muro, e si uniscono ad altre spinte che mettono in crisi la democrazia in Europa (si veda un articolo interessante - per quanto non certo riginalissimo - dell'Economist, raccontato anche da ilPost, riporto di seguito alcune citazioni).


    Quella "Golden Age" che ha segnato il secondo dopoguerra in Europa io temo non si ripeterà più, soprattutto perché "sfugge" ineluttabilmente agli Stati il controllo delle ricchezze, il controllo pieno della fiscalità, e via così dicendo.


    Dobbiamo trovare un nuovo punto di "compromesso" fra politica ed economia, e finanza. Difficile che possa trattarsi di un SuperStato che riesce a tassare gli scambi finanziari mondiali, tanto per intenderci... Al massimo una tobin tax qua e là, posto che serva...


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  6. Purtroppo (?) le pratiche politiche si dovranno modulare in modi diversi: nel micro, per fare un esempio, è velleitario pensare che le webtax nazionali possoano servire realmente a contrastare le elusioni (problema effettivamente presente) delle multinazionali.


    Soluzioni complicate, non immediate; continui "taglia e cuci", prova- errore - riprova...
    Siamo lontani, temo, dalla sicurezza (sicumera?) con la quale un tempo la politica guardava al suo "paesaggio nazionale" illudendosi di poterlo controllare.


    Come cittadino, in ogni caso, preferisco che Principe, Banchiere, e Industriale si sorveglino a vicenda, e si "ostacolino" a vicenda. In questo "conflitto" (che certo oggi vede troppo forti finanza ed economia) ci sono gli spazi per sopravvivere.


    Perché le società armoniose generalmente soffocano le libertà...


    Non so se mi sono capito, come diceva un amico :-)


    Un abbraccio


    Francesco Maria


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  7. Caro Francesco,
    > Finché sostieni che il primato della politica non deve
    > dare mai luogo ad un potere illimitato di natura
    > totalitaria con la pretesa (o il pretesto) di costruire
    > l'uomo nuovo e il paradiso in terra, ti seguo.
    > Invece, se neghi che la politica debba essere
    > sovraordinata rispetto all'economia, non ci sto proprio.
    > Senza primato della politica sull'economia non solo non è
    > possibile perseguire un qualunque programma di sinistra
    > (anche il più moderato), ma più in generale la democrazia
    > si trasforma in finzione, recita, mera forma. L'impotenza
    > della politica - e dunque della democrazia - a livello
    > dello stato nazionale è un dato oggettivo, ma questo non
    > può produrre rassegnazione visto che si tratterebbe di
    > rassegnarsi ad una condizione di assenza di libertà
    > democratica. L'alternativa e' quella di spostare il
    > livello dell'azione politica in una sfera sovranazionale.
    > Non è un obiettivo semplice, ma non è inattuabile con gli
    > strumenti dei quali le società moderne dispongono.
    > La dittatura della finanza internazionale non mi pare meno
    > detestabile delle altre che l'umanità ha conosciuto in
    > passato.
    > Ciao.
    > Luciano

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  8. Caro Francesco, mi sembra che questo scambio di opinioni, proceda lungo il solco di una certa confusione. Cercherò se possibile di chiarire.
    La Politica deriva dal “polis” che possiamo tradurre come l’arte di governare le società ed in primis l’arte di governare i rapporti economici delle società sia al loro interno che nei rapporti tra le diverse società. Non c’è dunque politica che non sia anche modalità di governare l’economia. Questo potere di governo (polis) può essere gestito privilegiando l’interesse ( economico) di pochi ( i più forti nell’epoca in cui contava la forza, i più furbi. i più ricchi) o l’interesse di tutti.

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  9. Chiamiamo destre, e liberismo il loro pensiero politico, coloro che pensano che per rendere prospera una società occorre lasciare il più liberi possibili di agire coloro che hanno spirito imprenditoriale e commerciale ( libero mercato) perchè è dalla capacita di questi di produrre ricchezza che a cascata deriverà poi il benessere per tutti. Chiamiamo sinistra, e socialismo il loro pensiero politico, coloro che pensano che se è pur vero che il mercato libero è uno strumento insostituibile per promuovere il benessere di una società, tuttavia senza uno Stato che intervenga nel sistema economico, ne detti le regole, e le faccia rispettare, i possessori di ricchezze sarebbero spinti ad arricchirsi sempre di più a discapito degli altri. Si creerebbe una società di sempre più diseguali con alla fine gravi turbolenze sociali. Una società dove prevale un pensiero politico di liberismo economico esasperato, se pure apparentemente apparirebbe come una società più libera, più dinamica, più “attraente e attrattiva” ( come ha scritto in modo mirabile Michel Albert, socialista e consulente economico di Mitterrand nel libro Capitalismo contro capitalismo) di fatto creerebbe continue tensioni sociali, tra pochi ricchi e masse di poveri, che renderebbero conflittuale quella società con il rischio di sconfinare in sistemi statali repressivi.

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  10. Tutto questo era stato ben descritto nel documento fondativo della socialdemocrazia tedesca nel congresso del 59 a Bad Godesber, che sotto trascrivo, e che fa apparire un po' ripetitivi tutti coloro che oggi denunciano come loro scoperta i rischi delle politiche liberiste , quando tutti questi rischi e i possibili rimedi erano già stati ampiamente analizzati con le relative proposte di soluzione. Sarebbe bastato che i partiti socialisti una volta arrivati al governo via avessero posto maggior attenzione ed entusiasmo nel realizzarle.

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  11. “ Un carattere essenziale dell’economia moderna è il processo di concentrazione che si va continuamente rafforzando. Non solo le grandi imprese determinano in modo decisivo l’evoluzione dell’economia e del livello di vita, ma esse modificano anche la struttura dell’economia e della società: Chi nelle grandi organizzazioni economiche ha potere di disporre di milioni di marchi e decine di migliaia di lavoratori, non si limita a fare dell’economia, ma esercita il potere sugli uomini, la dipendenza degli impiegati e degli operai va molto al di là della sfera economico-materiale. Laddove predomina la grande impresa non esiste libera concorrenza. Chi non dispone dello stesso potere, non ha le stesse possibilità di sviluppo, in un modo o nell’altro non è libero. La posizione più debole nell’economia è quella dell’uomo in quanto consumatore. Con il loro potere, ulteriormente rafforzato da cartelli e consorzi, gli uomini che dirigono la grande industria esercitano un influsso sullo Stato e sulla politica che non è conciliabile con i princìpi democratici. Essi usurpano il potere statale. Il potere economico si trasforma in potere politico.

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  12. Questo stato di cose è una provocazione per tutti coloro che nella libertà e dignità umana, nella giustizia e nella sicurezza sociale vedono le basi della società umana.

    Il contenimento del potere della grande industria rappresenta dunque il compito centrale di una politica economica liberale.

    Lo Stato e la società non devono diventare preda di potenti gruppi d’interesse. La proprietà privata dei mezzi di produzione ha diritto ad essere protetta e incentivata, fintanto che essa non ostacola la costruzione di un ordine sociale giusto.

    Le piccole e medie imprese efficienti vanno rafforzate, affinché possano superare il confronto economico con le grandi imprese.

    La concorrenza a mezzo delle imprese pubbliche è un mezzo decisivo per impedire il controllo privato del mercato. A queste imprese spetta il compito di far valere gli interessi della collettività. Esse diventano necessarie laddove, per motivi di ordine naturale o tecnico, alcune prestazioni irrinunciabili per la collettività possono essere ottenute in modo economicamente ragionevole soltanto escludendo la libera concorrenza.

    La imprese della libera economia comunitaria che si orientano secondo il criterio della necessità e non della ricerca privata del profitto hanno un’azione regolatrice dei prezzi e giovano ai consumatori. Esse adempiono un’importante funzione nell’ambito della società democratica e hanno diritto ad essere aiutate.

    Un’ampia pubblicità deve fornire al pubblico la possibilità di guardare dentro le strutture del potere economico e di verificare il comportamento economico delle imprese, in modo da permettere una mobilitazione dell’opinione pubblica contro ogni abuso di potere. Un efficace controllo pubblico deve impedire ogni abuso di potere dell’economia.

    I suoi strumenti più importanti saranno il controllo degli investimenti e il controllo delle forze che dominano il mercato.

    La proprietà collettiva è una forma legittima di controllo pubblico, cui nessuno Stato moderno può rinunciare. Essa serve al mantenimento della libertà di fronte allo strapotere dei grandi gruppi economici. Nella grande industria il potere decisionale è caduto per lo più in mano a manager, che lo esercitano al servizio di potenze anonime. In questo modo la proprietà privata dei mezzi di produzione ha perduto in gran parte il suo potere decisionale.

    Il problema centrale di oggi è questo: il potere economico. Laddove non è possibile con altri mezzi garantire un ordine sano dei rapporti economici di potere, la proprietà collettiva diventa utile e necessaria. “



    Non si tratta quindi, a mio parere, di trovare un nuovo punto di "compromesso" fra politica ed economia , ma di tornare a considerare che l‘economia non è come pretendono i neoliberisti una scienza perfetta, una verità in se “ perchè il mercato ha le sue regole”, ma che vi sono diverse scuole economiche che trovano le loro differenze proprio nelle diverse visioni politiche della società. Se mai ciò che appare oggi paradossale ai più è che il neoliberismo proprio nel momento del suo massimo fallimento ( ha dimostrato di non saper distribuire ricchezza e di render tutti più ricchi) continua a rimanere il pensiero economico politico dominante con tanti estimatori anche a sinistra.

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  13. Caro Alberto, caro Luciano,

    non avrei problemi a sottoscrivere quanto dite. In particolare a Luciano. Certo, si tratta di "guadagnare" un livello politico che giochi la partita internazionale; epperò continuo a percepire con sospetto l'idea che la politica possa dominare il momento economico.

    Forse sono troppo pessimista, o troppo timoroso della politica, che facilmente straripa dai limiti (basta pensare alle cose approssimative che ogni tanto alcuni politici dicono in materia fiscale... o al desiderio -sospetto, soprattutto in Italia- di "riprendere" in mano alcune leve, in nome del "ritorno della politica"). Forse sono troppo prevenuto, dunque, ma pensare che la politica possa guidare lo sviluppo economico mi lascia dubbioso.

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  14. Poi, dobbiamo intenderci: ci sono livelli e problemi in cui l'azione politica è indispensabile, per esempio nella "guerra non guerreggiata" sulle materie prime, e sulla "competizione" fra sistemi di intelligence in ambito militare, strategico, industriale.

    Ci sono ambiti in cui l'azione politica non è strettamente necessaria, ma di fatto "quasi" insostituibile. Forse il welfare rientra fra questi. Perché non è "indispensabile" che sia la mano pubblica a erogare alcuni servizi, anche se di fatto la necessità di piena copertura della cittadinanza rende imprescindibile un ruolo pubblico.

    Però di fronte alla crisi che stiamo attraversando, che è -tra le altre cose- crisi fiscale e crisi del debito, per le quali non è così semplice mantenere intatti tassazione e debito pubblico, purtroppo un ripensamento appare necessario.

    Io non credo -per dire -che guadagnare un livello europeo di politica possa servire a riproporre le stesse soluzioni che si avevano a livello nazionale. Per dirla in una battuta: anche laddove ci fossero gli eurobond - che non sarebbero affatto risolutivi, anche se necessari - dovremmo poi convincere il mondo ad acquistarli. Europa non può diventare "parola magica" per riprendere a spendere facilmente.

    La politica sullo scenario mondiale gioca di rimessa, inevitabilmente. Potrà tentare di riprendere a fare controllo dei capitali, ridurre la libera circolazione; ma sarà sempre "indietro" rispetto a un globo che gioca una partita maledettamente più veloce.

    Non ho ricette da proporre, caro Alberto, e potrei dirti che condivido quanto scrivi (cose che per la verità sapevo, ma fa sempre bene riprenderle). Però mi sembra che ripetere quelle formule - giuste - non aiuti a capire il "salto" che ci troviamo a dover fare nell'applicarle.

    In breve, il mondo sarà sempre più veloce della politica. A meno che non ci "aiuti" una crisi ucraina a riprendere in mano missili e bombe per rimettere le briglia ad animali fuggiti dai recinti (che so, chiudere le borse per un po', controllare appunto i flussi di capitale per motivi di sicurezza, etc). Scelte legittime, sotto il profilo della politica, ma che dubito classificheremmo come positive.
    Dobbiamo trovare altri modi per "costringere" (ma possiamo sempre meno "costringere",dovremo forse "persuadere"?) l'economia a fare un compromesso con la politica.

    Uno degli elementi è sicuramente quello che ricordava Alberto: se la diseguaglianza supera certi livelli, è tutto il legame sociale che viene a essere messo in crisi, con grave danno per tutti.

    Probabilmente le ragioni del socialismo torneranno ancora a farsi valere, già tornano in parte; ma le applicazioni del socialismo ho l'impressione che debbano essere ancora riviste, per evitare che siano armi spuntate quelle con cui ci troveremo a combattere una pur bella battaglia.

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  15. Concordo con Luciano ed aggiungo che, a mio parere, parlare di ruolo del
    mercato,o addirittura dei mercati, come sede di regolazione dei processi
    economici al giorno d'oggi mi sembra ridicolo e puerile. Con simili
    eufemismi si indica, maliziosamente ed ipocritamente, il potere dominante
    delle grandi istituzioni finanziarie internazionali, che fissano
    arbitrariamente orientamenti, cadenze e valori dei processi con il fine
    predominante di trasferire progressivamente la ricchezza dai produttori agli
    speculatori finanziari, o , se si vuol parlare un diverso linguaggio ma con
    gli stessi contenuti, da chi impiega il proprio lavoro intellettuale e
    materiale, senza molte differenze fra lavoratori dipendenti, precari,
    lavoratori autonomi, professionisti ed imprenditori e chi vive a vario
    titolo di posizioni di rendita. Che il capitale finanziario
    internazionalizzato, alias "i mercati", non sia in grado di autoregolarsi è
    ormai clamorosamente dimostrato dal fatto che il processo di depauperamento
    viene spinto sino a limiti tali da incidere pesantemente sulla capacità
    produttiva di beni e di servizi, sorgente delle stesse fonti di ricchezza
    oggetto di rapina del capitale finanziario, determinando le crisi ricorrenti
    del sistema che ben conosciamo. Il solo strumento di regolazione delle
    attività economiche risiede nelle istituzioni e, quindi, nella politica.
    Peccato che in Europa la politica si sia arresa prima ancora sul piano
    culturale che su quello pratico alle pretese del capitale finanziario, che
    presidia ormai tutti i centri di controllo e regolazione dell'economia. Solo
    un'inversione di tendenza degli equilibri politici potrà modificare la
    situazione in essere. Sembra che la candidatura di Schultz alla presidenza
    della Commissione Europea sia un timido tentativo di invertire la tendenza.
    Ma anche su questo non si può avere grande fiducia, visto che dopo la
    vittoria congressuale della sinistra con la nomina della Aubry il PSF ha
    presentato alle elezioni i destri Strauss Kahn e quindi Hollande ed in
    Germania, dopo la vittoria della sinistra e la nomina di Sigmar Gabriel, la
    SPD ha presentato per contrastare la Merkel quel personaggio moderato e
    patetico di Steinbruck. Sinchè la socialdemocrazia europea non troverà il
    coraggio di presentarsi all'elettorato con un orgoglioso programma
    alternativo e con esponenti realmente progressisti, non vi sarà alcuna
    speranza di contrastare e limitare il prevalere della finanza internazionale
    sulle vicende economiche del continente. Cari saluti. Giovanni Baccalini

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  16. Caro Ferrari, il documento di Bad Godesberg, del quale non sottovaluto l’importanza nel momento in cui è stato prodotto, ha avuto il limite di fotografare una situazione in allora esistente e di non saper prevedere il futuro. A mio parere ha rappresentato in realtà un arretramento rispetto ad analisi più lungimiranti, nel tentativo di raggiungere efficacemente un rapporto con l’opinione pubblica tedesca, già alquanto condizionata dal pensiero neo capitalista. Infatti già nel volume “Il capitale finanziario internazionale” di Rudolf Hilferding, Direttore della Scuola di economia della SPD, uscito i n Germania nel 1908, vi erano dei passi assai più preveggenti della supremazia che avrebbe avuto il capitale finanziario sulle stesse grandi concentrazioni industriali e meglio descrittivi della stessa realtà presente. Talvolta la distinzione non è agevole, perché le grandi compagnie multinazionali svolgono sia attività produttive e distributive, sia speculazioni finanziarie e ciò può indurre in confusione, ma se si considera l’influenza dei grandi fondi, delle banche, delle istituzioni finanziarie internazionali, si può concludere che le previsioni di Hilferding hanno interpretato gli eventi della società post industriale con maggiore efficacia nel tempo. Molti altri studiosi hanno poi attualizzato ed approfondito le elaborazioni di Hilferding, ma quel che mi preme di sostenere è che non al documento di Bad Godesberg dobbiamo far riferimento per interpretare la realtà presente. Cari saluti. Giovanni Baccalini

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  17. Caro Giovanni, credo che Rudolf Hilferding non vinse nessuna battaglia elettorale. Anzi dopo di allora la Germania attraversò periodi cupi e che furono poi tragici per tutta l'Europa. Il documento di Bad Godesberg fu invece, come documento politico della SPD, (ossia un partito e non un singolo pensatore) una base fondamentale per il rinnovarsi della socialdemocrazia europea. Rinnovamento che , dieci anni dopo, le consentì, per la prima volta nella storia tedesca di portare un socialdemocratico, Brandt, al cancellierato . Da lì poi si definì e rafforzò in tutti i paesi centro-nord europei, quel modello europeo di stato sociale che ancora riesce a resistere agli attacchi del peggiore neoliberismo di matrice americana e anglosassone ( Thatcher e Reagan, per intenderci).
    Confondere una piattaforma politica che non solo ha dato grandi risultati al punto da essere ancora di riferimento per tutta l’Europa ( la candidatura di Schulz è li a confermarlo) con un pensatore non ci aiuta molto nel dibattito politico, specie tra persone che si pensano e si credono ancora di sinistra riformista.

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  18. Giovanni Baccalini sconsiglia di far riferimento al programma di Bad Godesberg (1959) nella preparazione -oggi- del programma di riforme che i (buoni) socialisti dei giorni nostri vogliono -se non ho male inteso- predisporre e proporre per mettere con i piedi per terra la battaglia politica contro la destra (vera o sedicente) o, meglio, contro i signori del capitalismo globalizzato. In proposito, però, mi pare troppo severo il rilievo di Giovanni sul peccato commesso dalla SPD per aver sottovalutato i germi di perversione finanziaria già presenti (ma forse ancora contrastabili) nel sistema capitalistico, germi invero percepiti da pochi e, a quel tempo, non facilmente percepibili anche per il caos creato dalla presenza, almeno invadente, del comunismo reale. Nel 1959 era davvero difficile, sempreché fosse possibile, prefigurare la distanza che si sarebbe venuta a creare (e che oggi non possiamo che constatare) tra la capacità di azione e di condizionamento del capitalismo globale (globalizzato e globalizzante), da un lato, e, dall’altro, la capacità di controllo e di reazione (non dico di iniziativa) della politica tuttora periferica. Ancor oggi, la politica -della cui potenziale e necessaria supremazia non discuto- non ha ancora nemmeno configurato la sola piattaforma dimensionale (ed istituzionale) per organizzare un’adeguata reazione (e, per certi versi, un’efficace sanzione) oltreché il controllo dell’azione del capitalismo globale.
    Gli attrezzi per conoscere la situazione e per escogitare i rimedi non possono che essere del tutto nuovi rispetto a quelli usati, nel 1959, dalla SPD per definire la sua piattaforma democratico-riformista.
    Un discorso a parte potremmo poi fare a riguardo degli attrezzi usati dai socialisti italiani all’inizio e nel corso degli anni 60; e nei decenni successivi, se vogliamo.
    Mario Viviani

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  19. Care compagne e cari compagni,
    mi colpisce sempre l'esterofilia che ci caratterizza, come italiani
    ma anche tra di noi compagne e compagni (rifiuto di mettere l'* per
    annullare la differenza preziosa di genere e dunque con un po' di
    pazienza rispettosamente distinguo).
    Se dobbiamo scegliere un manifesto per il partito della sinistra
    siocialista che verrà, manifesto per manifesto preferisco quello
    liberalsocialista di Guido Calogero-Aldo Capitini ... italiani grandi
    pensatori ... forse le compagne e i compagni della SPD lo hanno anche
    copiato. Però, la Costituzione Italiana, è il Manifesto
    giuridicamente cogente, posto che si tolga dal freezer, che fa al
    caso della sinistra, tutta, diversamente declinata ... lo afferma
    anche Salvatore Settis (Azione Popolare - cap.V Un manifesto: la
    Costituzione - Einaudi 2012).
    Questo il Manifesto che in Italia può riunire una volta indetti gli
    stati generali della sinistra dopo le elezioni europee con la Lista
    Tsipras con percentuale a due cifre.
    Un fraterno dialogante saluto socialista di sinistra.
    Luigi Fasce
    www.circolocalogerocapitini.it
    PS
    Approfitto di avere apprezzato grandemente la lettera di Bagnoli che
    nonostante tutto lucidamente ragiona in positivo e ancora per unire.

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  20. Caro Luigi credo che un conto siano i grandi pensatori di cui abbonda
    l'Italia, anche se poi sono mancati i risultati, ed un conto un manifesto
    politico che delinea i valori e le azioni che si intendono fare ( i
    fondamentali) per ottenere il consenso elettorale necessario a governare un
    paese. Altra ancora è la costituzione che è il testo fondamentale di un
    paese, ma difficilmente può essere ricondotto al "manifesto di un partito".
    Per quanto riguarda il voto alle europee io mi auguro che Tsipras prenda
    tanti voti e mandi tante persone al parlamento europeo, ma io personalmente
    sono propenso a votare per Schulz perchè ritengo che la grave deriva europea
    , da venti anni governata da partiti e uomini di centro destra, necessita di
    avere finalmente un maggioranza di area socialista e uno come Schulz alla
    guida. Ma perchè ciò avvenga è necessario che Schulz raccolga più voti del
    candidato del centrodestra.
    Fraterni saluti

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  21. Nella stesura del Manifesto fondativo della Rete Socialista abbiamo omesso, dopo attenta riflessione, ogni riferimento a fatti storici del socialismo, che hanno un significato solo nel nostro piccolo mondo di socialisti. Bad Godesberg e Epinay che pure sono avvenimenti della seconda metà del XX° secolo non dicono nulla tranne a specialisti. Immaginarsi se parlassimo del Programma di Gotha del 1875 o del Congresso di Tours del 1920 eppure hanno avuto un peso nella storia del socialismo più della Bolognina e delle ultime primarie del PD con l'elezione di Renzi







    Felice C. Besostri

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  22. Caro Alberto, non ho messo in discussione l’importanza del documento di Bad Godesberg per la SPD dell’epoca, ma la sua utilità nel tempo presente. Ora si è compiuta la metamorfosi del capitalismo classico in capitalismo finanziario internazionale e le premesse del documento di Bad Godesberg non sussistono più. Hilferding ha avuto il merito di prevedere quanto à effettivamente accaduto quasi un secolo dopo la pubblicazione della sua opera principale. D’altra parte la vicenda dell’SPD è stata specifica della Germania: il welfare state era nato nell’immediato dopo guerra in Gran Bretagna, teorizzato dal liberale Lord Beveridge nel 1942 e realizzato in quel paese ed in Scandinavia, soprattutto per merito di Clement Attlee ed Aneurin Bevin e di Tage Erlander, premier svedese dal 1945. Sono bei ricordi di un tempo che non è destinato a tornare: oggi occorre riflettere sui suggerimenti di Stiglitz e Krugman. Spunti interessanti si trovano nel ciclo di lezioni di economia tenute alla Casa della Cultura di Milano nel 2011, recentemente pubblicate. Cari saluti. Giovanni Baccalini

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  23. Spero caro compagno, che saprai che così voti il PD di Renzi e il suo
    governo neoliberista.
    Altro discorso se il PSI avesse deciso di contribuire a una lista
    indipendente dal pd per Schulz. Ciononostante senza un forte
    contrappeso a sinistra Schulz sarà inevitabilmente attiranto nel
    gorgo di Cariddi delle grandi intese. Aggiungo che il PSE è
    pienamente responsabile della deriva neoliberista e non si è ancora
    ravveduto.
    Quando il PSE rientrerà nell'alveo socialdemocratico degli anni 60-70
    bene allora viva il socialismo europeo ... per intanto meglio
    posizionarsi con i compagni della sinistra comunque declinata perchè
    siano in fase CNL contro il neoliberismo totalitario.
    Infine, Costituzione testo fondamentale di un Paese ?, ma non è più
    in vigore la Costituzione Italiana, anche quando la corte
    costituzionale ci mette una pezza sulla legge elettorale (ma sulla
    sostituzione del modello di economia mista a finalità sociale non può
    fare granchè), gli oligarchi italiani neolibersti ne approntano
    subito una nuova legge ancora pià antidemocratica della precedente
    ...dici che è difficile per un partito adottare come manifesto la
    Costituzione italiana ... mi spiace proprio che tu pensi ciò (Settis
    è come me di diverso avviso), al momento nessun partito ex PCI, ex
    DC, PSI, dunque sostanzialmente il PD vi si riconosce, anzi l'ha
    sfregiata, demolita, mentre a sinistra compreso per mia fortuna SEL
    in cui milito si, non capisco perchè non si possa considerare il
    nostro Manifesto. Ma ti sei reso conto che attualmente il PD,
    Napolitano compreso è un feroce avversario della Costituzione ? Bene
    noi socialisti di sinistra con tutto il resto della sinistra
    diversamente declinata in attesa di ripristinarla, la adottiamo come
    Manifesto per portare avanti la nostra lotta antiliberista.
    Per intanto in coerenza con la Costituzione (in particolare titolo
    terzo Rapporti economici) votiamo la lista Tsipras ... Schulz
    all'esito delle elezioni ... ci ringrazierà.
    Un fraterno franco dialogante saluto socialista di sinistra.
    Luigi Fasce
    PS raccomando sempre per prendere coscienza del lungo e complesso
    percorso per uscire dalla morsa neoliberista il seguente documento
    http://www.circolocalogerocapitini.it/eventi_det.asp?ID=381

    RispondiElimina
  24. Buongiorno a tutti voi concordo in toto con Luigi Fasce io scrivo molto poco
    su questa lista scrivo per dire una sola cosa detta da Luigi e vale a dire
    che il PSE che qua sembra essere la panacea di tutti i mali del mondo ha
    avallato tutte e dico tutte le politiche liberiste, di socialista ha solo il
    nome non solo Shultz ma tutto il PSE. Cordialmente Piero Ferrari

    RispondiElimina
  25. Siamo proprio tra Scilla (PD) e Cariddi( Lista Tsipras) né ad un mostro, né
    all'altro piacciono i socialisti italiani di sinistra (uso questa
    specificazione con difficoltà) perché un socialista è e sta a sinistra senza
    specificazioni. Come anche in un recente documento con molti passaggi positivi
    ( autori Ruffolo e Stefano Sylos Labini) del tutto inspiegabilmente il
    socialismo viene identificato nel solo socialismo liberale e quindi ridotto ad
    una parte del più ampio e plurale socialismo, che deve ritrovarsi.. Caro Fasce
    dare al PSE la responsabilità dei neo liberismo è come imputare alla GUE I
    GULAG STALINIANI. Ci porta indietro la polemica tra i sostenitori di Tripras
    per cui Schulz e Cameron . sino la stessa cosa ovvero che neo liberismo e
    socialdemocrazia son 2 facce della stessa medaglia. Non è un caso che sotto
    attacco ci sono le conquiste socialdemocratiche e non quelle della Rivoluzione
    d'Ottobre quelle sì cancellate dai comunisti ex-post comunisti che hanno preso
    il potere nell'ex Campo Socialista. Una cosa sopravvive la politica di potenza
    imperiale della Russia-URSS- Federazione Russa, come si vede in Ukraina

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  26. Caro compagno Besostri,
    è diventato necessario specificare socialista di sinistra da quando
    mi ritrovo qui con tanti che si dicono socialisti ma parlano da
    neoliberisti.
    Poi mentre io ti leggo sempre con scrupolo, mi pare che le ultime due
    mie non le ha lette con la dovuta attenzione ... ho detto che il
    socialismo europeo (PSI compreso) fino agli anni 80 ... il periodo
    d'oro socialdemocratico, è sostanzialmente da sottoscrivere ... tu
    parli di questo ... però glissi e trovo strano che dagli anni 90 in
    poi i governi socialisti in ben 13 + 1 Ulivo in Italia hanno
    proceduto come carri armati nella scia neoliberista che si è oramai
    consolidata nell'Ue.
    Non vedo l'ora di uscirne ... penso come te.
    Il problema è come uscirne, aspettando di vedere ravvedere
    spontaneamente il PSE assemblaggio di partiti nazionali (in Italia,
    udite udite ci sono il PSI e il PD) se si vota per Schulz Cariddi
    (con annunciato gorgo PPE teocon-neolib) e in Italia rafforzamento
    governo Renzi (Cariddi sicuro scoglio massacratore
    teocon-neoliberista).
    Un fraterno saluto liberalsocialista del 1941.
    Luigi Fasce

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  27. caro Luigi, per presentare una lista alle europee occorrono più firme
    autenticate e corredate del certificato elettorale del comune di residenza
    di quanti siano i prevedibili voti del PSI. Solo per la circoscrizione nord
    ovest ce ne vogliono 30.000 entro il 6 aprile: non è detto che ce la
    facciano neanche i troppi generali senza esercito di Tsipras....

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  28. per Ruffolo il termine socialismo liberale indica quello di Rosselli. Però
    sarebbe stato meglio parlare di socialismo democratico. Poi
    mettere sullo stesso piano il PSE (che pure ha bisogno di rigenerarsi) e la
    destra è una grossissima sciocchezza

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  29. Caro Peppe, come ben sai, siamo prima di tutto settari, per cui il primo
    nemico da combattere è chi ci sta vicino. Siamo andati avanti per anni a
    dire che ci rivolgevamo ai socialisti ovunque essi siano, purchè si
    riconscessero nel PSE. Adesso che ci è entrato il PD, non ci basta più, solo
    questo sappiamo, che non sappiamo cosa vogliamo, ma ma dobbiamo
    distinguerci....

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  30. Caro Peppe Caro Claudio, sono d'accordo con voi. A sinistra siamo ammalati
    di individualismo su base narcisistica. Vorremmo un partito socialista
    definito su misura per ciascuno di noi. Per aver visto come un grande
    risultato il fatto che finalmente gli elettori, i simpatizzanti i militanti
    del PD si sentissero ora tutti parte di una unica famiglia europea
    socialista, quella del Pes, e non più sospesi da anni nel limbo a causa di
    loro dirigenti inetti ed impavidi, mi sono visto attaccato da tutte le parti
    come bieco filo piddino. Capisco tutti i rischi di un Pes così composito, ma
    non condividerò mai la logica di chi per "essere puro" preferisce "essere
    solo".

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  31. >
    >Infatti il governo neoliberista (a usare formulesempliciste e ripetitive si
    >rischia il fallo) di Renzi ha appena varato sgravi fiscali eccetera... non
    >sempre non è oro quel che luccica, ma quel che non luccica a volte può
    >essere oro... inoltre le riforme istituzionali di Renzi, accusate di
    >uccidere la democrazia, sono quelle che nel Regno Unito, dove l'hanno
    >inventata, la democrazia, assicurano la governabilità. Cari saluti
    >socialisti. Lorenzo Borla

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  32. >
    >Caro Borla,
    >nel Regno Unito, come è noto, c'è un sistema elettorale maggioritario a
    >turno unico basato su collegi uninominali.
    >Un sistema che, quando l'assetto politico, da bipartitico, è diventato
    >(almeno) tripolare ha costretto a fare una grande coalizione tra
    >conservatori e liberaldemocratici.
    >E la sera delle elezioni non si sapeva chi avrebbe governato, essendo
    >possibili soluzioni diverse.
    >Ma proprio perché quella è la culla della democrazia a nessuno è venuto in
    >mente di riformare la legge elettorale per mettere la cintura di castità
    >agli scostumati elettori.
    >Nell'Italicum di Renzi-Berlusconi non vi è proprio nulla che assomigli anche
    >vagamente al sistema inglese.
    >Premio di maggioranza con soglia, ballottaggio, circoscrizioni plurinominali
    >con recupero nazionale, liste bloccate, soglie di sbarramento differenziate
    >...
    >Sono tutte cose per le quali in inglese si farebbe fatica perfino a trovare
    >la traduzione. Ma anche in altre lingue, visto che non hanno uguali al
    >mondo.
    >Parafrasando Adlai Stevenson, ti propongo un patto: sono disposto a smettere
    >di dire la verità su Renzi, se tu eviti di dire spropositi sul sistema
    >elettorale (ironia: Montanelli raccomandava di scriverlo sempre !).
    >
    >Luciano Belli Paci
    >
    >

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  33. Nei sistemi proporzionali, più o meno corretti, contano i voti e le
    percentuali, mentre nel maggioritario contano i seggi: vince chi conquista la
    maggioranza assoluta dei seggi. Non è infrequente che non vinca chi ha preso
    più voti. Quindi quando si dice per giustificare l'ITALICUM che i socialisti in
    Francia governano con la maggioranza assoluta dei seggi con meno del 30% al
    primo turno, quindi con meno del 37% e anche dell'iniziale 35%. Non ho mai
    capito se questo argomento sia frutto di ignoranza o malafede. Per ragioni
    misteriose ai dibattiti e talk show sulla riforma della legge elettorale
    venivano invitati parlamentari ed esperti, che danno l'impressione di non aver
    letto la sentenza della Consulta o, in subordine, di non averla capita. E' un
    caso che non siano mai stati invitati i giudici della Cassazione o della
    Consulta o uno degli avvocati protagonisti della vicenda. Prima falsità: dopo
    la sentenza non abbiamo una legge elettorale applicabile. Seconda falsità: la
    legge residua, il porcellum depurato dalle parti dichiarate incostituzionali) è
    una legge totalmente proporzionale(AINIS, Corriere della Sera del 12 marzo
    2014). La sentenza della Consulta lascia una legge elettorale immediatamente
    applicabile altrimenti non avrebbe potuto accogliere il ricorso(giurisprudenza
    costante), quindi non c'era alcuna necessità di adottare in fretta e furia una
    nuova legge elettorale. La legge residua non è totalmente proporzionale perché
    ci sono soglie di accesso, che al Senato per le coalizioni sono più elevate 20%
    di quelle dell'Italicum (12%) e quelle per le liste singole uguali, 8%. Se si
    dicono cose palesemente false è perché non si vuol informare la popolazione.
    Altra obiezione con il proporzionale i partiti sono liberi di allearsi con chi
    vogliono avendo le mani libere. Ebbene nella legge elettorale vigente sono
    rimaste le coalizioni preventive con un programma comune e un capo politico
    indicato dalle liste coalizzate. Dunque abbiano la coscienza di fare un bel
    programma, che conquisti la maggioranza degli elettori.

    Felice C. Besostri

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  34. Non mi ci provo neanche a entrare nelle technicalities dei sistemi
    elettorali: però siamo d'accordo che in Inghilterra c'è un sistema
    maggioritario basato su collegi uninominali, dove vince chi prende più voti
    anche se non arriva al al 50%. E succede, naturalmente, che il partito che
    prende più voti, prenda meno seggi e quindi vada all'opposizione. Te la
    immagini qui una cosa del genere? Quanti Belli Paci ne farebbero un romanzo
    di lacrime e sangue? Nessuno, in Inghilterra, grida alla democrazia
    coartata, mutilata, conculcata, dimezzata, e chi più ne ha... A nessuno in
    Inghilterra viene in mente di cambiare il sistema perché è lo stesso da
    almeno duecento annni... e funziona. Accetto il patto: tu continui a dire la
    verità su Renzi e io continuerò a dire spropositi a vario titolo. Altrimenti
    smettiamo di divertirci.
    Cari saluti. Lorenzo Borla


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  35. Ma non è vero. Qui una cosa del genere c'era già, fino al 2005: era il
    Mattarellum, che nella quota maggioritaria (75 %) funzionava esattamente
    come in Inghilterra.
    E non facemmo nessun romanzo di lacrime e sangue. Non già perché c'era la
    quota proporzionale (25 %), nella quale i partitini peraltro non passavano
    essendoci uno sbarramento unico al 4 %, ma perché il sistema aveva una sua
    logica.
    A me personalmente non piaceva perché preferisco il tedesco o in subordine
    il francese, ma rispetto al Porcellum ed al Ri-Porcellum detto Italicum era
    una meraviglia.
    Così come era una meraviglia la vituperata "legge truffa" del '53 che dava
    un premio solo a chi avesse raggiunto il 50 % + 1.
    Se non hai voglia di entrare nelle technicalities fidati di Sartori, di
    Ainis, di Onida, di Azzariti (oltre che di Civati, Bindi, Bersani, ecc.)
    ... che hanno spiegato la follia e l'incostituzionalità dell'Italicum.
    Faccio un esempio realistico, così ci capiamo.
    Con FI 25,3 %, NCD 4,2 %, UDC 3,5 %, FDI 2,8 %, MPA 1,7 % = Totale CD 37,5 %
    ... avremmo un solo partito con il 25,3 % dei voti che, senza ballottaggio,
    prende il 53 % dei seggi alla Camera e governa da solo per 5 anni !
    Scegli tu l'aggettivo adatto.
    Mi chiedo francamente perché mai, pur essendo divisi su Renzi e sul PD, non
    si possa essere uniti tra noi almeno su questa vitale posizione di difesa
    della democrazia.
    Capisco (ma non giustifico) i parlamentari del PD che si autocensurano
    perché sperano nella rielezione, ma la base del PD, la gente per bene come
    te che non ha nulla da perdere salvo le catene, perché non si ribella
    neanche di fronte ad una cosa così enorme ?
    Cari saluti.

    Luciano Belli Paci


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  36. Caro Borla, c'è una bella differenza tra il poter ottenere la maggioranza
    assoluta in Parlamento avendo una striminzita maggioranza relativa (vedi
    l'esempio contenuto nell'ultima mail di Luciano Belli Paci) o neppure quella
    e dover vincere nella maggioranza dei collegi, come succede in Gran
    Bretagna, per dar luogo ad un monocolore. Accade, come si è verificato alle
    ultime elezioni, che nessun partito vinca nella maggior parte dei collegi ed
    allora è d'obbligo la coalizione fra due dei tre partiti principali. Si
    verifica sovente che i conservatori abbiano più seggi dei laburisti pur
    ottenendo meno voti. Un tempo vi era un maggiore equilibrio tra voti e
    seggi, ma l'addensarsi di grandi masse di elettori nelle periferie urbane,
    dove in genere sono favoriti i laburisti, abbia alterato nel tempo tale
    equilibrio a favore dei conservatori. In buona sostanza mediamente i
    collegi dove vincono i laburisti sono più numerosi di quelli in cui vincono
    i conservatori o i liberali. Ma si tratta pur sempre di scarti di qualche
    punto percentuale, mentre con la legge elettorale in discussione in
    Parlamento può vincere chi ottiene anche dieci punti percentuali meno del
    partito più votato per il gioco perverso del voto alla coalizione e delle
    soglie di sbarramento. Cari saluti. Giovanni Baccalini

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