giovedì 18 ottobre 2012

francesco somaini: dialogo tra socialisti sulle primarie

DIALOGO TRA 7 SOCIALISTI SULLE PRIMARIE DEL CENTRO-SINISTRA. Socialista 1: - “Un socialista! Candidiamo Spini o un altro nostro compagno! Che si veda, in ogni caso, che se nessuno osa apertamente pronunciarsi per il Socialismo Europeo, esiste almeno un’area socialista in grado di farsi sentire, fosse anche solo come testimonianza!” Socialista 2: - “No! Appoggiamo Bersani, e riportiamo una presenza socialista in Parlamento!”. Socialista 3: - “Vendola! Vendola! Così spostiamo a Sinistra l’asse della coalizione! Il suo outing socialista verrà poi!”. Socialista 4: - “Renzi! Così si sfascia il PD, e si rimette tutto in movimento!”. Socialista 5: - “Dialogare con quelli di ALBA e farli entrare nella coalizione!”. Socialista 6: - "La FED! Ferrero! Apriamo su Ferrero!!!" Socialista 7: - “Le primarie? Io pensavo di starmene a casa". Il frazionismo. Tara storica del Socialismo italiano. Un saluto, Francesco Somaini

34 commenti:

  1. Francesco non è un problema di frazionismo. ma il fatto che la parola
    socia lista nel senso in cui tu l'hai usata ha solo un riferimento
    biografico privo di contenuti politici. La prova è nelle 7
    proposizioni politiche che tu hai esemplificato, che superano le 2 o
    3 che troveresti in un partito politico ,anche sfrangiato come sono
    quelli di ora. Lanfranco

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  2. Quesito rivolto non soltanto ai socialisti, ovviamente: sarà possibile superare l'esaustivo riferimento alla propria biografia? Le primarie sembrano proprio lo strumento più adatto ad esaltarle, quelle dei candidati e quelle degli elettori. Grazie Franco Astengo

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  3. Non sono d’accordo, caro Lanfranco.

    Quei 7 socialisti immaginari non sono uniti solo dal passato
    biografico. Anzi, dal dialoghetto non c’è nulla che ti dica che quei 7
    personaggi di fantasia siano tutti stati iscritti al vecchio PSI.
    Sono socialisti di oggi (non di ieri), e che hanno in definitiva
    aspirazioni condivise (nel senso prima di tutto di provare un forte
    disagio rispetto al fatto di vivere in un Paese in cui un grande
    partito socialista, che esprima in modo forte e chiaro delle posizioni
    e una progettualità politica di Sinistra ahimè, non ci sta).

    Il problema, quindi, è proprio quello di fare uno sforzo perchè quei
    7 socialisti immaginari, anziché parlare con 7 voci diverse, e
    andarsene ognuno per conto proprio, perseguendo un suo piccolo disegno
    politico (più o meno cervellotico) verso il Socialismo, riescano invece
    a parlare con una voce sola (sia pure con accenti diversi, così da non
    perdere quell’elemento di ricchezza che può derivare dall’essere in
    grado di esprimere sensibilità differenti).

    Questo infatti li metterebbe nella condizione di farsi meglio
    sentire. Viceversa si condannano tutti e 7 all’irrilevanza.
    Un saluto,
    Francesco.

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  4. Caro Francesco allora bisogna ragionare più "in grande" e con lo "sguardo
    lungo" proprio perché - organizzativamente, se si può dire – tanto piccoli.
    Occorre uscire dalla mera riproposizione-rappresentazione-rappresentanza di
    quanto era nel PSI più o meno a sinistra di Craxi. Oggi, anche – ma non solo –
    perché non c'è più l'Unione sovietica, bisognerebbe "rifare Livorno" e – per
    intenderci – "rimettere insieme Gramsci e Turati". Operazione, d'altra parte
    già prospettata nel '68 da un grande intelletteutale marxista quale era Galvano
    Della Volpe, che teorizzava la necessità storico-teorica di costruire, in
    Italia e non solo, una grande «socialdemocrazia dinamica» (si noti tanto il
    sostantivo quanto l'aggettivo – non meno importante) che superasse
    definitivamente tanto la tradizione comunista terzinternazionalista ecc. quanto
    quella "meramente" socialdemocratica allora prevalente in Germania e in Europa,
    definita da lui «statica»: perché chiusa, pregiudizialmente e
    programmaticamente, entro le colonne d'Ercole, entro il recinto, del
    capitalismo, sia pure "democratizzato". E, si badi, allora eravamo alla fine di
    un lungo ciclo economico-sociale di sviluppo e di crescita. Oggi, come è
    evidente, lo scenario economico europeo e planetario è completamente cambiato e
    pretende un "di più" di politiche complessive di socializzazione democratica,
    di «socialdemocrazia dinamica» appunto. Un saluto f.

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  5. Con amarezza, ti devo dire che il fallimento - che risale ormai a
    qualche anno fa - della Costituente Socialista ha dimostrato che, per
    dare all'Italia un partito socialista di stampo europeo, abbiamo bisogno
    del famigerato "Papa straniero".
    Io spero che l'occasione che consentirà alla sinistra italiana di
    parlare con una voce unica siano le primarie del PSE per la designazione
    del candidato socialista alla presidenza della Commissione Europea (di
    cui temo molti di voi non abbiano mai sentito parlare).
    Il processo delle primarie inizierà, con la presentazione delle
    candidature, già nell'autunno del 2013, quindi ci siamo quasi.
    E se non ce la si fa nemmeno quando si tratta di ragionare sul futuro
    dell'Europa, temo che non ci si riuscirà mai.
    La ragione mi dice che, quando l'albero dell'evoluzione inizia a
    ramificarsi, quelle che emergono sono specie del tutto diverse tra loro...

    Pierpaolo Pecchiari

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  6. Il "pse italiano" di d'alema:
    tocca leggere una cosa così (redazionale di Pubblico) : è mai possibile???

    http://pubblicogiornale.it/politica/massimo-dalema-se-vince-renzi-faccio-un-partito/

    ...<< Perché la strada, la sua strada, Massimo D’Alema l’ha già tracciata.
    Se vince Bersani, come ha spiegato prima a Lilli Gruber su La7 e poi in un’intervista
    all’Unità, si farà da parte e non chiederà la deroga per essere ricandidato.
    Ma la traduzione di quello che può voler dire «la guerra in caso di vittoria
    di Renzi» quella no, s’è limitato a disegnarla di fronte a un ristrettissimo
    numero di amici e compagni. Con un ragionamento semplicissimo: «Se Renzi
    vincesse le primarie, il Pd morirebbe un secondo dopo. Io, per esempio, me
    ne andrei. E lavorerei alla costruzione di un’altra forza politica…». Quale
    forza politica è evidente. La stessa che i dalemiani, sul territorio,
    chiamano «il Pse italiano». Nessuno di quelli che hanno raccolto le sue
    confidenze l’ha scambiato per uno sfogo estemporaneo.>> ....


    ciao a tutti,
    sandra d'alessandro

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  7. avevano bisogno di renzi, per pensarci?

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  8. Ecco, ragionare più in grande e nell'ottica della ricomposizione
    della sinistra, da intendere come .
    Per quanto "rifare Livorno" abbiamo tentato di ripensaci e ci sono
    gli atti del convegno che lo attestano.
    Ma tutti i tentativi di "rimettere insieme Gramsci e Turati" sembrano
    destinati al fallimento perché tanto i superstiti comunisti tanto i
    socialisti sembrano intenzionati a cercare la soluzione all'interno
    del recinto dei sopravissuti.
    Personalmente non mi stanco di andare oltre questo steccato più che
    altro psicologico, in cerca di rivincite, perché tutte le volte che
    ho cercato di verificare il "profilo identitario" da cui partire
    tutti assieme socialisti e sinistra anche comunista, non sono mai
    riuscito a trovare coralità d'intenti, nemmeno a dire il vero un
    minimo sufficiente di consensi. Vedi l'ultimo tentativo a Genova con
    il mio librino "Il Lavoro stella polare della sinistra", con la
    proposta di organizzare un movimento nazionale "Lavoro Giustizia e
    Libertà inequivocabilmente socialista ma con possibilità di
    includere anche compagne e compagni di sinistra ma anche tanti che
    non vanno più a votare giovani e meno giovani. C'è in atto la
    sindrome di Penelope che impedisce di finire la tela aspettando ...
    Ulisse.
    Anche io ho la mia sindrome quella di Diogene ... e continuo la
    ricerca.
    Un dialoganti fraterno socialista saluto.
    Luigi

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  9. Forse l'errore che ha impedito uno sviluppo soddisfacente del GDV sta proprio nell'essersi rivolto ai socialisti "ovunque essi siano", anziché ai socialisti "che la pensano così", scrivendo documenti ancor più chiari e meglio motivati. Io a suo tempo chiesi solo chiarimenti relativamente ai ex socialisti ormai militanti nella destra, ma col passare del tempo mi sono convinto che quel genere di apertura sia stato un errore. Un'opzione politica, così come un movimento politico devono avere dei confini, nitidamente segnati, caparbiamente difesi e modificabili solo a seguito di valutazioni forti e approfondite. Questo non vuol dire essere chiusi alla valutazione di nuove opzioni e proposte, ma rendere esplicita e definita la propria identità. Cari saluti. Giovanni Baccalini

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  10. E se Renzi non vince ma ottiene comunque un buon risultato ,quella esigenza
    viene meno?

    Se lui e tutto il resto dei suoi sostenitori interni ed esterni, rimarranno
    comunque nel partito,

    forse che riportare alla "normalità" il paese, renderlo cioè simile agli
    altri paesi europei

    dove sono forti e presenti partiti che si rifanno alla tradizione
    socialista, diviene necessità meno impellente?

    Perchè, visto che i DS erano iscritti al PSE ( se pur con scarsa
    convinzione), si preferì scioglierli, anzichè,

    come gruppo dirigente soprattutto, procedere con maggior convinzione, verso
    la correzione,

    la maturazione, in senso socialista, della cultura e della prassi politica
    di quel partito?

    Si preferì, D'Alema su tutti, confluire nel vuoto contenitore del PD,prima
    di assumersi certe responsabilità.

    Ricordo che proprio D'Alema nel 2007, all'ultimo consiglio nazionale dei DS
    prima dello scioglimento al congresso di Firenze,

    a chi gli fece notare che con tale atto si sarebbe comunque perso in Italia
    un importante riferimento

    del PSE in previsione della nascita del PD, rispose :" ...noi non siamo
    riusciti a diventare socialisti o socialdemocratici ,

    eravamo e siamo rimasti culturalmente dei comunisti, come possiamo chiedere
    allora proprio noi a Rutelli e Marini di esserlo.."

    Quest'uomo non è credibile( anche e soprattutto quando in nome e per conto
    del PSE o dell'IS assume incarichi !!!!).

    Fabio Mischi

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  11. A proposito di Martelloni.
    personalmente ritengo che non sia questione di denominazioni, nè che sia
    necessario il recupero di Della Volpe. Anch'io ho le mie preferenze, per cui
    vedo bene parlare di "Socialismo libertario e umanitario" che, nella sua
    sintetica espressione, pone al centro l'uomo con i suoi valori, i suoi diritti
    e i suoi bisogni, da ricercare e realizzare nel rispetto della sua libertà, nei
    confronti della quale sono molti gli autori cosiddetti marxisti-filostalinisti
    che hanno nicchiato, in nome dell'onnipotente "realismo" che per vari decenni
    ha dominato anche sull'arte, spesso per asservire anche la creatività al
    "realismo politico", tanto in voga un tempo quanto il "socialismo reale"
    totalitario e libertcida.
    Per quanto riguarda l'accenno a candidature, ritengo che bisogna evitare di
    riportare in auge vecchi arnesi che con Craxi portarono il PSI allo sfascio.
    Questo vale ancora di più quando si tratta di "socialardi" che, dopo aver fatto
    carriera e costruito posizioni enche economiche nel PSI, lo abbandonarono
    reciclandosi come camaleonti presso altri partiti che li accolsero per
    utilizzare i loro consensi clientelari. Un saluto, Roel.

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  12. Caro Fasce, io non sarei disponibile ad un'esperienza che tentasse di
    "rimettere insieme Gramsci e Turati". Sono stato di recente ad un dibattito
    per la presentazione a Milano di un libro di Giuseppe Averardi dal titolo
    "Togliatti addio". Una rinascita della sinistra italiana non che può partire
    da un altro titolo "Gramsci e Togliatti addio". E questo non solo perché
    chi ha avuto storicamente torto non può essere messo sullo stesso piano di
    chi ha avuto storicamente ragione, ma soprattutto perché io reputo Gramsci
    il vero responsabile della tragedia della sinistra italiana. Togliatti ha
    saputo compiere il miracolo di rendere il PCI egemone nella sinistra,
    partendo da posizioni e tradizioni molto meno significative di quelle su cui
    questi ultimi potevano contare. Tutto ciò è stato possibile a Togliatti per
    gli errori dei socialisti, soprattutto per la scelta del fronte popolare
    quando sarebbe stato intelligente e doveroso allinearsi alle scelte delle
    socialdemocrazie europee, ma soprattutto grazie all'elaborazione gramsciana
    della teoria e della pratica dell'egemonia, che la ha resa possibile e che
    ha originato l'insofferenza verbalmente violenta di Gramsci e poi dei
    militanti del PCI per i più prossimi concorrenti del PCI stesso. Si è
    trattato di una vicenda storica che si risolverà con la scomparsa per merito
    del tempo di coloro che hanno direttamente vissuto le esperienze dei due
    partiti della sinistra italiana. Cari saluti. Giovanni Baccalini

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  13. Caro Giovanni, come sempre hai da insegnare. A me stringe molto il cuore
    quando penso alle castronerie fatte dai socialisti per ragioni ideologiche.
    Luciano Cavalli mi ricordava che subito dopo la guerra molti nel PSI
    favorirono la vendita dei beni del partito certi che la rivoluzione fosse
    imminente, mentre Togliatti che sapeva che non sarebbe potuto accadere per
    gli accordi di Yalta (che peraltro tutti potevano leggere) ramazzava tutte
    le ex Case del Fascio trasformate in Case del Popolo. Ma siamo stati tutti
    ideologi sbagliati,qualche volta almeno; la lucidità è difficile. Quando ero
    in USA gridavo con tutti nella sinistra dei campus, "hey hey LbJ how many
    children did you kill today". JFK aveva abbagliato tutti e LBJ sembrava un
    rozzo texano. Ma poi due anni fa sono andato a visitare il ranch vicino a
    Austin, nell'area in cui LBJ era cresciuto e dove passava molto più tempo
    che a Washington, e ho sentito alcune delle registrazioni (che LBJ ha donato
    interamente, non come Nixon che le nascondeva) in cui da grande politicos
    strizzava le palle ai suoi co-rappresentanti texani perché gli votassero le
    leggi in favore delle scuole per neri e latini. Che Johnson, data l'ampiezza
    delle riforme e l'impatto sia stato uno dei più grandi leader
    socialdemocratici del xx secolo, si sapeva, ma mi mancava l'elemento umano
    sepolto sotto il kennedysmo di un giovane adulto capitato nel 1962 in
    America. Se i socialisti fossero stati più lucidi e meno arroganti, dopo
    l'89 avrebbero ramazzato dal PCI in crisi tutti quei voti che gli servivano
    per diventare un sostanzioso partito socialdemocratico (termine che
    ricorderete era denigratorio) europeo. Invece no la leadership del PSI di
    allora si sollazzò a mitragliare in mezzo al guado quelli che allora
    cercavano di attraversare il fiume. E così ancora oggi troviamo le tracce di
    questo scontro idiota, che come dici tu scomparirà solo con i protagonisti
    generazionali (sperando che non sia già stato trasmesso). Sono rimasto
    letteralmente senza fiato nel leggere che uno studioso raffinato come Beppe
    Vacca, si può permettere tranquillamente di dire che se Renzi viene eletto
    segretario verrà rigettato dall'apparato di partito. E' impressionante come
    Vacca non si renda conto della gravità di quello che dice: solo in una
    cultura permeata di stalinismo fino all'ultimo neurone si può minacciare la
    volontà di elettori e simpatizzanti con le ragioni dell'apparato. Ma che
    razza di sepolcri imbiancati sono, dal punto di vista del credo democratico,
    costoro che prima lanciano le primarie e poi ne negano l'essenza? Non ce
    l'ho particolarmente con Vacca che è un amico che stimo, anche se mi spiace
    che abbia prestato la sua voce a questi pensieri, ma con la cultura che sta
    dietro, la cultura di un apparato che si nutre delle proprie interiora e
    vede il mondo attraverso il proprio ombelico e che poi rimane sempre con
    l'occhio dello stupore quando crescono gli astenuti, i dipietristi, i
    grillini e i renziani. G

    Guido Martinotti

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  14. Caro Giovanni,
    tutto quello che avevo da dire di male di Gramsci l''ho detto in
    occasione del convegno di Livorno del febbraio 2011, citando le su
    stesse parole per l'occasione della scissione del '21 e ci sono gli
    atti anche cartacei che lo tesimoniano.
    Spiace che tu serio e coerente compagno non colga che i due
    riferimenti vanno ben oltre alle rispettive toorizzazioni, l'uno
    gradualista per il raggiungimento del mondo socialista (basta col
    termine riformismo) l'altro rivoluzionario qui ed ora per il
    socialismo (alla URSS). Ora siamo tutti nei guai, ha stravinto il
    capitalismo mondializzato, quello che vuole fare diventare il 99%
    delle persone di questo mondo proletari da sfruttare a piacimento.
    Ha sbagliato il sistema comunista, ha tradito la socialdemocrazia
    europea di fine novecento che al momento non ha ancora fatto
    lnversione a u che dopo il 2008 era indispensabile per il ritorno al
    modello economico "socialdemocratico" quello anche giuridicamente
    sancito al supremo livello dalla nostra costituzione italiana.
    Mi vuoi dire che i compagni di base del fù PCI in perfetta buona
    buona rimasti irretiti nel liberismo-teocon, così come sono stati
    irretiti i compagni socialisti in tutta Europa, non dovrebbero
    ritrovarsi tutti quanti uniti quanto prima in uno stesso partito ?
    E' ora di ricostruire il nuovo partito della sinistra socialista su
    basi ideali comuni, a cominciare dalla Costituzione, per i beni
    pubblici, ecologia, cooperazione internazionale, primato in
    definitiva della politica di sinistra sul "finanzcapitalismo
    plutocratico".
    Però se l'oppressione del finanzcapitalismo persiste con le
    devastanti conseguenze sociali (Grecia insegna ! ma nessun sostegno
    nè politico nè economico arriva dal PSE) i moti di piazza si
    ptrebbero trasformare in rivoluzione armata e non è detto che sia di
    sinistra.
    Prima però riproviamo ancora con il metodo democratico, prima con le
    elezioni politiche nel 2013 e poi con le elezioni europee nel 2014.
    Un fraterno dialogante socialista saluto.
    Luigi Fasce

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  15. Lo tentò perfino CRAXI che dichiarò che fra i personaggi del panteon
    socialista vi erano entrambi!

    Ciao
    Sergio Tremolada

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  16. Tutto è possibile dopo le ultime vicende delle primarie.
    . Quando la sinistra è convinta di vincere fa errori madornali, che
    compromettono la vittoria. Questa competizione a 4 si sta polarizzando su 2.
    Il
    suo risultato non è il miglior candidato del centro sinistra, ma se ci sarà o
    no un centro sinistra. Bersani e Renzi rappresentano 2 LINEE ALTERNATIVE.
    Vendola è stato chiaro se vince Renzi l'accordo siglato non c'è più.
    In questa situazione si dovevano fare delle primarie di solo PD e dopo della
    coalizione proposta dal vincitore. Per Renzi già costringere al ballottaggio
    è
    una mezza vittoria e più sarà ristretto il margine più sarà negativo
    l'effetto
    politico. L'agenda è quella di Renzi: la rottamazione ha tenuto campo ed ora
    saranno le Cayman e le regole delle primarie. Con la legge elettorale in
    preparazione dal porcellum al vaccarellum per sintetizzare, PD-PSI- SEL non
    hanno la maggioranza e non credo che basti l'UDC, ma di più, quanti saranno i
    parlamentari renziani? E i margheriti/popolari che Bersani si deve caricare?
    Mica sono stupidi da mettersi con Renzi, che li vuole rottamare, ma Bersani
    PAGHERà UN PREZZO A CHI NON GLI PORTA VOTI. La presenza di Vendola al primo
    turno aumenta una partecipazione di sinistra, non interessata a un duello
    interno al PD, ma non porta voti a Bersani, quando lo scontro decisivo è
    quello
    tra Renzi e Bersani. Penso che sia chiaro a tutti che se Renzi arriva in
    testa
    e Bersani vince soltanto al secondo turno grazie al riporto dei voti
    vendoliani, è quello che si chiama il bacio della morte. D'Alema si prepara
    una via d'uscita, in fin dei conti arriva con un ritardo di \15 anni, perché
    questo è il progetto annunciato agli Stati Generali della Sinistra nel
    febbraio 1998. D'Alema si è anche ricordato di essere presidente della FEPS.
    Quindi se non ora quando? Se non per lui, per chi dovrebbe suonare la
    campana?
    Non c'è da stare allegri.

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  17. non mi sembra che nel GdV siano arrivati socialisti dalla destra, che l'hanno
    depotenziato. Nessun aderente al polo avrebbe potuto riconoscersi nel Manifesto
    di Volpedo. Anzi uno dei fondatori del GdV se ne è andato con il polo e ha
    lasciato il GdV. questi son fatti e non ipotesi

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  18. Cari compagni, tra il '21 e il '37 – come certo sapete – si danno, in 17 anni,
    fascismo, nazismo, stalinismo, guerra di Spagna, e... i «quaderni del carcere».
    Mi pare dunque che Fasce guardi, più utilmente, molto più lontano

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  19. Concordo con Luigi e Felice. Se un tentativo bisogna fare, al di là dei se e
    dei ma, è proprio questo. Uniti si può vincere, divisi mai. L'esperienza
    delle primarie e della campagna elettorale per Pisapia a Milano mi ha insegnato
    proprio questo, che sul campo e con un obiettivo comune (che era quello di
    portare alla vittoria non un sindaco solo, ma un sindaco progressista con TUTTA
    la cittadinanza finalmente) siamo riusciti a lavorare, e bene, fra socialisti,
    ex comunisti, comunisti attuali, moderati cattolici e anche liberali, senza
    beghe di appartenenza politica presente o passata.
    Io non sono una fine intellettuale, nè una fine studiosa di storia o di
    legislazione, ma sono stata coinvolta in prima persona in questo laboratorio
    politico che viene ancora studiato non solo in Italia, ma addirittura
    oltreoceano, e che ha già fatto pubblicare 6 libri sul tema, scritti anche da
    fini intellettuali...

    Marilena

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  20. Sono d'accordo con Giovanni.
    Mettere insieme Gramsci e Turati che significa ? A che serve ?
    Se subissi il fascino della "notte in cui tutte le vacche sono nere" sarei
    rimasto nei DS sciogliendomi anch'io nel Pd.
    Turatiano, ma anche gramsciano. Laico, ma anche clericale. Socialista, ma
    anche liberista.
    Senza passato, ma anche - come si è visto - senza futuro.
    L'impressione è che ci si stia avvitando in traiettorie circolari, in un
    gioco dell'oca che riporta sempre al punto di partenza.
    Con il passaggio dal Pci-Pds ai DS si era già approdati 15 anni fa in modo
    solenne al riconoscimento che, sul piano storico, avevano avuto ragione i
    socialisti.
    Che il comunismo era stato un errore e la sua realizzazione una tragedia.
    L'unità tra compagni ex-pci ed ex-psi era già stata fatta allora, su basi di
    chiarezza.
    Poi è arrivato Veltroni ...
    Adesso D'Alema lascia intendere che potrebbe ritornare lì, al partito del
    socialismo europeo, però come ritorsione.
    Lo chiama PSE, ma è spudoratamente un piano B.
    Ora è vero che i percorsi della politica sono spesso tortuosi e
    contraddittori, ma io al piano B di D'Alema proprio non mi appassiono.
    Abbiamo già dato !
    Tuttavia, nonostante le delusioni patite, non sono convinto che l'unica via
    di uscita da questo eterno ritorno del sempre uguale sia la scomparsa di una
    generazione.
    Anzi, devo dire che i migliori interlocutori che abbiamo trovato sul nostro
    cammino sono gloriosi compagni del Pci della vecchia guardia. Giorgio
    Napolitano, Emanuele Macaluso, Lanfranco Turci ...
    Mille volte meglio dei cinici "Compagni di scuola" (Compagni di scuola -
    Ascesa e declino dei postcomunisti: è il titolo dell'imperdibile pamphlet di
    Andrea Romano, 2008 Mondadori) che sono venuti dopo: D'Alema, Fassino,
    Veltroni e C..

    Luciano Belli Paci



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  21. Io concordo pienamente con l'intervento di Luigi Fasce. Per quel che
    può valere il mio punto di vista, gli errori di pretesa dell'egemonia
    a sinistra del PCI ci sono stati e li stiamo tuttora pagando, ma li ha
    pagati non solo il PSI, ma anche la nuova sinistra degli anni 70, e
    adesso rischia di pagarli SEL, che firmando la carta di intenti
    rischia di legarsi mani e piedi in un progetto che non è affatto detto
    sia in linea con un progetto socialista democratico.

    Tuttavia, come ha anche scritto in modo molto bello e diretto Guido
    Martinotti, siamo stati tutti ideologi sbagliati, e spesso anche da
    parte del PSI sono stati commessi errori di valutazione. Ad esempio,
    nella contingenza del '21, e con il fascismo alle porte, sicuramente
    fu sbagliato che Gramsci e Bordiga (e, non dimentichiamo, anche i
    massimalisti, che contribuirono alla fuoriuscita di Turati, altra
    scissione spesso dimenticata) frantumassero quello che poteva essere
    un fronte valido per contrastare l'ascesa della dittatura, ma quale
    alternativa veniva proposta?

    Adesso, storicamente parlando, stiamo vivendo un momento storico che
    presenta preoccupanti tratti in comune con il periodo successivo alla
    prima guerra mondiale in Italia e in Germania, in termini di disagio
    per le parti più povere della popolazione e di legittimazione e
    credibilità delle forze politiche e delle istituzioni in genere.
    Stando così le cose più che riflettere sulle ragioni delle divisioni e
    sugli errori, pure gravissimi, del gruppo dirigente del PCI nel 1989
    (personalmente ritengo la Bolognina un gravissimo errore politico)
    sarebbe il caso di interrogarci su come dare una risposta socialista
    alle istanze che da tutta europa provengono, e queste devono essere
    coraggiose. Ci vuole veramente una inversione ad "U" rispetto
    all'accettazione del liberismo e alle poliitiche, come quella di Tony
    Blair ma anche dei DS in Italia, che di fatto ne furono subalterne.

    Ma a voi non sembra che il fatto che un ex militante di estrema
    sinistra, poi confluito nel PCI, come me, si trovi veramente a suo
    agio a parlare con voi piuttosto che con i militanti del PD? Io, a
    leggere i vostri discorsi, su cui magari non sempre sono d'accordo, mi
    sento a casa. Allora questo significa che a sinistra esiste veramente
    uno spazio unitario possibile. Perseguitelo, cercate anche con SEL e
    con le altre forze a sinistra, in quella galassia frammentata, le
    ragioni dell'unità, perchè, ne sono convinto, se un grande e moderno
    partito "socialdemocratico dinamico" (mi è piaciuta molto questa
    definizione di Martelloni) può ancora nascere in Italia, è dalle
    radici del socialismo e non dal PD che può venire fuori

    RispondiElimina
  22. Caro Guido, per quanto ne so, Vacca è tuttora un fervente togliattiano.
    Invece non conoscevo certi aspetti della politica di Lbj. Ai tempi di
    suo circolava solo un "libretto rosso" con le raccomandazioni tipo
    "spegnere la luce al termine del lavoro" per non consumare troppa
    elettricità negli uffici della Casa Bianca. Grazie per il contributo, di
    imparare come è noto non si finisce mai.
    Quanto alle osservazioni di mio fratello Giovanni su Gramsci, è chiaro
    che la sua teoria dell'egemonia è una variante sia pur meno cruenta
    della teoria leninista. Osservo però che lo spessore delle cose che ha
    scritto in carcere è ben diverso dalle follie ordinoviste torinesi, che
    portarono alla occupazione delle fabbriche del 1920 (memorabile in
    proposito il film di Monicelli "I compagni").
    Il cinismo di Togliatti, che condivise per gran parte la respopnsabilità
    dei crimini staliniani, spesso aveva i piedi per terra, come nel '48,
    quando alla trionfale telefonata di Pajetta, che gli annunciava
    l'avvenuta occupazione della Prefettura di Milano nella famosa "guerra
    di Troilo", rispose gelidamente: "Bravi compagni, e adesso cosa ve ne fate?"
    Sulla insipienza della politica socialista di quei tempi, il libro di
    Giovanni Scirocco sulla politica estera del PSI nel dopoguerra è
    esemplare, anche se si ferma troppo presto. Forse andare avanti fino al
    1953, anno della morte di Stalin, lo farebbe morire di crepacuore.
    Anch'io sono tra quelli che devono fare ammenda per il disprezzo del
    temine "socialdemocratico", sia pure con l'attenuante che negli anni
    Sessanta il suo partito di Saragat era dominato da Tanassi e dalla sua
    "banda del buco", definizione non mia ma del socialdemocratico di destra
    Luigi Preti. Putroppo, chi più chi meno, tutti i dirigenti del PSI hanno
    qualcosa da farsi perdonare. Lo stesso Lombardi, a parte la presidenza
    dei Partigiani della Pace, incorse in qualche sofisma come la
    distinzione tra "riformista" e "riformatore". Ma altri, a partire da
    Nenni, ebbero responsabilità ben più gravi, anche se ai loro tempi la
    parola socialismo non era ancora stata gettata nel bidone del
    turpiloquio politico.
    A proposito della compravendita di beni alla vigilia del '48, non erano
    solo i socialisti a credere nell'imminenza della rivoluzione. Un
    ex-funzionario di zona del PCI mi raccontò che poco prima del 18 aprile
    il proprietario della sede di partito, terrorizzato dalla prospettiva
    della vittoria del Fronte, gli offrì per poche lire l'acquisto
    dell'immobile, ma i dirigenti della federazione milanese del PCI gli
    risposero: "Ma perché dovremmo spendere dei soldi, quando tutto questo
    sarà nostro gratis tra pochi giorni?"
    Saluti socialisti a tutti.
    Gabriele Baccalini

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  23. Nel frattempo, andrea Romano è andato ben oltre, diventando il portavoce
    di Montezemolo...
    Motivo per cui, se mi lasciano perplessi gli abbracci nel nome del PD (e
    di Bersani: nell'appello per la sua candidatura troviamo insieme le firme
    di Vacca e Tronti...), qualsiasi nuovismo mi fa mettere le mani alla
    pistola.
    Rileggo quindi sempre con piacere (e qualche profitto) Gramsci e Turati (e
    anche Rodolfo Mondolfo: consiglio la lettura dei suoi articoli su Gramsci
    del 1955 indovinate dove? Sulla Critica sociale...) e sono d'accordo con
    Baccalini (Gabriele), che ringrazio per la citazione del mio libro, con
    una precisazione: arriva fino al 1957 e tratta anche dei funerali di
    Stalin, con florilegi di citazioni, nenniane e non...
    Per il resto, forse dovremmo cominciare a fare qualche ragionamento sulle
    prossime elezioni regionali, le uniche su cui possiamo dire qualcosa con
    speranza di essere ascoltati...
    Un caro saluto a tutti
    Giovanni

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  24. Scusami Giovanni (Scirocco) per l'inspiegabile obnubilamento della mia
    memoria. Mi ricordavo il finale 7 dell'anno al quale il tuo libro si ferma.
    Per un momento, visto che si parlava degli anni '40, ho pensato al 1947,
    quando il Premio Stalin a Nenni e la presidenza dei Partigiani della
    Pace a Lombardi erano ancora da venire.
    Riflettendo su questo banale lapsus, mi viene da pensare che gli errori
    del decennio successivo al 1947 furono, se possibile, ancora più gravi.
    Un abbraccio.
    Gabriele.

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  25. Eppure non c'è altra via che mettere insieme Gramsci e Turati, ossia
    il meglio della tradizione comunista italiana e socialista in un
    moderno partito di sinistra e socialista oggi in italia.L'egemonia di
    Gramsci non è una perversa tecnica di potere ma una analisi delle
    sofisticate vie della ricerca del consenso fuori dal determinismo di
    struttura sovrastruttura e dalla brutalità della dittatura di partito.
    Anche se credo che in Gramsci questo non abbia mai superato il limite
    di una visione organicistica della società.
    Caro Francesco quei tuoi immaginari 7 socialisti, cui tu attribuisci
    il sentimento" di provare un forte
    disagio rispetto al fatto di vivere in un Paese in cui un grande
    partito socialista, che esprima in modo forte e chiaro delle
    posizioni e una progettualità politica di Sinistra ahimè, non ci sta"
    possono realizzare qualcosa solo se si incontrano con chi provenendo
    dal Pci prova oggi lo stesso sentimento. E se lo fanno partendo
    dall'oggi, unendosi o dividendosi prioritariamente sull'oggi, nel
    senso della attuale crisi economica internazionale e delle
    responsabilità del neoliberismo, non dal rispettivo "come eravamo".

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  26. Grazie Gabriele: le parole, le parole!! Ovviamente socialdemocratico era
    veramente la banda del buco. Per ragioni di famiglia padrino di matrimonio
    di mia moglie è stato Ivan Matteo Lombardo, gran signore con moglie ex
    pasionaria socialista, ma quando si parlava di politica e di soldi e di
    comunismo veniva fuori vagamente un panorama inquietante. Io credo che
    l'anticomunismo sua stato usato per foraggiare un bel po' di persone (vedi
    Beruconi) ma originariamente anche grazie al verbi aggio rivoluzionario da
    parte di persone che non avevano abbastanza intelligenza da sapere che qui
    la rivoluzione non si poteva fare G

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  27. Dimenticavo:
    "socialdemocrazia dinamica" è una mera tautologia, come muto silenzioso, ragazzo giovane, prostituta di facili costumi ...
    La socialdemocrazia è per sua natura revisionista e gradualista.
    E' priva di un corpus ideologico dogmatico ed è in perenne divenire: il fine è nulla, il movimento è tutto (Eduard Bernstein).
    Nella sua costante opera di adattamento alle mutate condizioni della realtà è incorsa anche in errori e retromarce (Blair mi pare l'esempio più recente), ma non è mai rimasta ferma.
    Che Galvano della Volpe attribuisse nel 1968 alla SPD un carattere statico la dice lunga sulla cecità dell'intellighenzia comunista di allora: la socialdemocrazia di Brandt era appena andata al governo nel 1966 in grosse koalition con la CDU, nel 1969 vincerà le elezioni e governerà con i liberali avviando profonde riforme sociali, poi lancerà la ostpolitik ...
    Se avesse voluto vedere cosa vi era di incartapecorito nel mondo di allora, forse il buon della Volpe avrebbe potuto dare uno sguardo al di là del Muro ...
    Per ciò che riguarda le "colonne d'Ercole del capitalismo", a me pare che persista un equivoco di fondo.
    Una cosa è l'economia di mercato (la libera iniziativa) ed un'altra cosa è il dominio di un capitalismo senza regole (il liberismo, l'anarco-individualismo, la "società di mercato").
    La socialdemocrazia ha accettato l'economia di mercato. Ed ha fatto bene, visto che l'economia pianificata alla prova dei fatti ha fallito sempre e dovunque.
    Le libertà sono tutte solidali, come ammoniva Saragat, se rinunci a una prima o poi perderai anche le altre. Non c'è soppressione della libera iniziativa economica che non si sia portata dietro, con assoluta regolarità, la fine delle libertà civili e politiche.
    Nel mondo attuale altri sono gli obiettivi di un socialista democratico.
    Imporre regole al capitalismo, governare l'economia indirizzandola a fini sociali, far prevalere la politica sul mercato: questi mi sembrano oggi programmi di straordinaria modernità ed audacia. Molto più di parole d'ordine vacue come "fuoriuscire dal recinto del capitalismo". Per andare dove ?

    Luciano Belli Paci

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  28. Concordo con Lanfranco.
    Come spesso ricordava Gaetano Arfè (che ricorderemo il 12 novembre al de
    amicis - seguirà invito. Ne approfitto per inviarvi un suo articolo che
    tratta, come al solito magistralmente, gli argoemnti di cui abbiamo discusso
    in queste settimane), il teorico più coerente dell'egemonia, dopo Gramsci,
    fu Giorgio Amendola, che così la definiva: la capacità di guidare gli
    alleati e di intimidire gli avversari senza ricorrere al bastone, con la
    forza delle idee e le armi della politica.
    Quell'Amendola che è stato il maestro di Napolitano e di Macaluso, che così
    piacciono a Luciano, e che contemporaneamente è stato uno dei più fedeli
    custodi dell'ortodossia e della fedeltà all'Unione sovietica, sbizzarrendosi
    anche lui (nel dopoguerra...) in insulti vari a GL... Questo solo per dire
    che anche il mondo comunista è stato qualcosa di complesso, molto
    complesso...
    Un caro saluto
    Giovanni

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  29. con buona pace di Belli Paci anche questo suo intervento dimostra come – dal
    mio punto di vista – Della Volpe avesse bellamente ragione. Infatti, si parla
    di due socialdemocrazie significativamente diverse nella prospettiva storico-
    politica e teorica. L'oggi e il domani credo riaprano e terranno aperta la
    questione di un socialismo democratico e libertario che sia per davvero
    socialismo. Altrimenti si parla di un capitalismo con un tasso più o meno altro
    di Welfare – peraltro da anni sempre più problematico. Nessuna argomentazione
    "causidica" può mettere le braghe alla storia, o almeno alla grande storia.

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  30. Scusa , Luciano, ma la fai troppo facile. "Una cosa è l'economia di
    mercato (la libera iniziativa) ed un'altra cosa è il dominio di un
    capitalismo senza regole (il liberismo, l'anarco-individualismo, la
    "società di mercato". L'economia di mercato oggi è il capitalismo, non
    conosco economie di mercato nell'età moderna che non siano il
    capitalismo, che oggi si esprime col massimo di libertà e anarchismo.
    il socialismo può affermarsi solo ponendo dei limiti alla libertà di
    mercato, altro che libertà tutte solidali! questo non comporta
    necessariamente la soppressione del mercato tout court, ma certo la
    assunzione di un ruolo forte dello strumento pubblico nazionale e
    internazionale e diversi rapporti di forza fra le classi. Insomma
    acquisire l'indirizzo dello sviluppo alla responsabilità politica e
    battersi perchè altri interessi sociali informino quella volontà
    politica. quanto alla socialdemocrazia dinamica confesso di aver
    letto solo ora un ottimo saggio di Nicolao Merker del 1996 sulla
    socialdemocrazia tedesca e austriaca fino al nazismo:" Il socialismo
    vietato". MI permetto di segnalarlo per chi non lo conoscesse.Utile
    anche per capire i limiti di bernstein e dell'austromarxismo, oltre
    che naturalmente dei comunisti cui questo libro non indulge per
    niente.

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  31. bisogna distinguere tra l'eredità di un pensiero politico e l'agire politico.
    Gramsci in galera non ero lo stesso di Torino e dell'ocupazione delle
    fabbriche. Ed anche secondo Mondolfo l'uso di filosofia della prassi per
    parlare del marxismo non era solo un espediente per sfuggire alla censura
    fascista. In ogni pensiro ci sono parti vive e parti morte e della stessa
    egemonia sono possibili diverse letture e tra i suoi discepoli ne sono state
    date, p.es. C. Mouffe, una democratica radicale. L'altro ieri mi ha
    impressionato più di tanti discorsi di intellettuali una AFFERMAZIONE DI
    STAINO, UNO CHE DEL COMUNISTA PCI-PDS-DS-PD è il prototipo. Quando si definisce
    usa l'espressione socialdemocratico, una parola che anche socialisti di
    sinistra usano in senso negativo. non solo si dice di riconoscersi nella
    socialdemocrazia ma di proclamarlo pubblicamente. Staino era in origine un
    marxista-leninista gruppettaro.
    La nostra sinistra deve essere capace di ricomporre i suoi filoni ideali
    storici socialista, comunista e libertario da coniugare con l'ambientalismo, il
    femminismoe i movimenti dei diritti civili in genere.
    La versione sovietica del comunismo è fallita e ha lasciato, grazie anche alla
    nomenklatura che è rimasta la stessa di prima come monopolio del potere e
    dell'economia, una società più diseguale che mai. La socialdemocrazia è in
    affanno, ma giustamente come ricorda Alaine Turaine se usiamo socialdemocratico
    o comunista come insulti, il primo gronda di meno sangue.. Non ha raggiunto
    tutti i suoi obiettivi ma è ancora l'unica risposta possibile ed auspicabile.
    Vale sempre più l'alternativa SOCIALISMO o BARBARIE.Di questo vorrei convincere
    tuttin e non solo quelli che erano socialisti daall'origine. Se non si è
    socialisti si può diventarlo. Se si è stati socialisti si può cessare di
    esserlo. Non ci fosse questa speranza missionaria sarebbe meglio chiudere
    baracca e burattini, per dignità prima che ci pensi la grande livellatrice

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  32. Anch'io son per bersani e contro Renzi, ma ho sempre in mente due masime di
    scrittori1 ) Elias Canetti " Il nemico del mio nemico non è mio amico" 2 Maksim
    Gorki " Proprio perché sono dalla parte del popolo non gli posso perdonare
    tuuto quello che fa" che parafrasato si trasforma in " proprio perché sono
    dalla parte di Bersani non posso perdonare tutto quello che fanno i suoi
    sostenitori". Con questo ho fatto outing per BErsani fin dal primo turno una
    decisione maturata dopo l'effetto Serra

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  33. Una discusiine socialdemocratica dovrebbe entrare nel merito dei problemi e non
    contrapporre formule alternative che a ben guardare, alternative non sono. Per
    esperienza familiare conosco un mercato quello generale di Milano, che non sono
    lesHalles di Parigi( Le nomino perché dal suo funzionamento è stata tratta una
    teoria economica quella dell'hallesismo). Un mercato concreto e non quello
    astratto degli economisti, è un luogo fisico dove gli operatori sono soggetti
    autorizzati e soggetti ad un regolamento di mercato( non sempre rispettato, ma
    questo è altro problema) e i prezzi variano in continuazione. Persino la Borsa
    è un mercato regolamentato. L'accettazione del mercato è esclusivamente il
    rifiuto di un'economia pianificata. Il capitalismo agisce in un'economia di
    mercato ma non è lo stesso se ci sono controlli o non ci sono, se si consente
    la formazione di monopoli od oligopoli, che sono la negazione del mercato. Una
    programmazione non è incompatibile con il mercato, anzi lo aiuta. Se ci sono
    programmi decennali di investimento pubblico in settori come la ricerca e
    l'istruzione piuttosto che in altri consente il sorgere di iniziative private
    La programmazione delle foreste finlandesi è addirittura di 100 anni e dettata
    da organi pubblici e con controlli severi, l'industria della cellulosa e di
    bioenergia possono essere private e in concorrenza tra loro. I poteri pubblici
    possono ance sottrarre al mercato, ma non a criteri di efficienza ed efficacia
    alcuni beni o attività. E' una scelta politica stabilire che chiunque possa
    accedere ad un pronto soccorso, che esista un scuola pubblica gratuita. Con la
    tassazione si possono fare politiche redistributive fino a decidere che un
    certo numero di cittadini sia a carico integrale della pubblica
    amministrazione. Geremek ha illustrato come fosse stato un fattore di sviluppo
    dell'Europa la creazione di ospizi per i poveri, rispetto ad impiegarli in
    corvé. Il controllo è relativamente facile quando l'economia è territoriale. LA
    GLOBALIZZAZIONE E LA FINANZIARIZZAZIONE DELL'ECONOMIA RENDONO IL CONTROLLO
    PROBLEMATICO SE NON IMPOSSIBILE IN QUEL MONDO SONO SORTI STRUMENTI AL DI FUORI
    DI OGNI REGOLA COME I DERIVATI DOVE NON C'E' UN MERCATO SOGGETTO A REGOLE.,
    ABBIAMO APPRESO CHE UN GRUPPO DI SOGGETTI DETERMINAVA IL LIBOR AL DI FUORI DI
    OGNI MERCATO

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